Osservatorio sulla legalita' e sui diritti
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14 ottobre 2009
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Riforma forense : piu' garanzie per i cittadini , no a difesa corporativa
di staff

In merito alla discussione sulla riforma della professione forense, l'Osservatorio sulla legalita' e sui diritti onlus chiede che i criteri di selezione per la professione forense non ergano difese alle rendite di posizione mentre concorda su quelle proposte dell'avvocatura che garantirebbero maggiormente i cittadini.

Rita Guma, presidente dell'Osservatorio, commenta il numero chiuso all'universita' e il numero programmato per le scuole forensi richiesti da parte dell'avvocatura affermando: "Lo sbarramento all'inizio dell'Universita' appare sconsigliabile per tanti motivi. A parte gli aspetti costituzionali, non sempre il voto di diploma (che forma parte del punteggio nelle selezioni) rispecchia le effettive attitudini e capacita' dello studente, quindi ragazzi apparentemente carenti si rivelano poi brillanti laureati o professionisti di spessore, mentre i cosiddetti 'secchioni' talora non hanno attitudini pratiche fondamentali nell'esercizio di moltissime professioni. Ne' si potrebbe effettuare la selezione sulla base di un test culturale, vista la disparita' dei contenuti offerti dai diversi corsi di studi superiori. Sarebbe interessante verificare le diverse teorie spulciando i curricula degli avvocati piu' brillanti d'Italia per verificare se le premesse alla loro carriera sono sempre state altrettanto brillanti".

"Piu' giusto effettuare la selezione successivamente, quando l'avvocato si misura sul campo, in base al mercato, quindi si' alla continuita' ed all'esercizio effettivo della professione e al certificato di abilitazione di cinque anni per l'accesso alla professione, che sono garanzie per il cittadino e che figurano fra le proposte dell'OUA" prosegue Guma, secondo cui "La consapevolezza della necessita' di rispettare determinati standard per proseguire nell'attivita' sarebbe peraltro di per se' una limitazione per coloro che non hanno una adeguata motivazione quando si iscrivono alla facolta' di Giurisprudenza. La proposta di altri tipi di limitazioni trova invece gli attuali avvocati in conflitto d'interessi, perche' e' evidente che, limitando l'accesso alla professione oggi, crescerebbe nei prossimi anni la clientela pro capite per chi tuttavia ha iniziato la carriera con il vecchio ordinamento."

Guma concorda anche sul no dell'OUA agli studi legali come societa' di capitali: "Queste non garantiscono il cittadino, non solo perche' la responsabilita' civile dello studio diventa limitata al capitale, ma anche perche' potrebbero partecipare al capitale soggetti estranei (gruppi imprenditoriali, ad esempio) che possono di fatto condizionare l'attivita' dello studio compromettendo le garanzie per chi ad esso si rivolge".

 

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