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Riforma
forense : piu' garanzie per i cittadini , no a difesa corporativa
di
staff
In
merito alla discussione sulla riforma della professione forense,
l'Osservatorio sulla legalita' e sui diritti onlus chiede
che i criteri di selezione per la professione forense non
ergano difese alle rendite di posizione mentre concorda su
quelle proposte dell'avvocatura che garantirebbero maggiormente
i cittadini.
Rita
Guma, presidente dell'Osservatorio, commenta il numero chiuso
all'universita' e il numero programmato per le scuole forensi
richiesti da parte dell'avvocatura affermando: "Lo sbarramento
all'inizio dell'Universita' appare sconsigliabile per tanti
motivi. A parte gli aspetti costituzionali, non sempre il
voto di diploma (che forma parte del punteggio nelle selezioni)
rispecchia le effettive attitudini e capacita' dello studente,
quindi ragazzi apparentemente carenti si rivelano poi brillanti
laureati o professionisti di spessore, mentre i cosiddetti
'secchioni' talora non hanno attitudini pratiche fondamentali
nell'esercizio di moltissime professioni. Ne' si potrebbe
effettuare la selezione sulla base di un test culturale, vista
la disparita' dei contenuti offerti dai diversi corsi di studi
superiori. Sarebbe interessante verificare le diverse teorie
spulciando i curricula degli avvocati piu' brillanti d'Italia
per verificare se le premesse alla loro carriera sono sempre
state altrettanto brillanti".
"Piu' giusto effettuare la selezione successivamente, quando
l'avvocato si misura sul campo, in base al mercato, quindi
si' alla continuita' ed all'esercizio effettivo della professione
e al certificato di abilitazione di cinque anni per l'accesso
alla professione, che sono garanzie per il cittadino e che
figurano fra le proposte dell'OUA" prosegue Guma, secondo
cui "La consapevolezza della necessita' di rispettare determinati
standard per proseguire nell'attivita' sarebbe peraltro di
per se' una limitazione per coloro che non hanno una adeguata
motivazione quando si iscrivono alla facolta' di Giurisprudenza.
La proposta di altri tipi di limitazioni trova invece gli
attuali avvocati in conflitto d'interessi, perche' e' evidente
che, limitando l'accesso alla professione oggi, crescerebbe
nei prossimi anni la clientela pro capite per chi tuttavia
ha iniziato la carriera con il vecchio ordinamento."
Guma concorda anche sul no dell'OUA agli studi legali come
societa' di capitali: "Queste non garantiscono il cittadino,
non solo perche' la responsabilita' civile dello studio diventa
limitata al capitale, ma anche perche' potrebbero partecipare
al capitale soggetti estranei (gruppi imprenditoriali, ad
esempio) che possono di fatto condizionare l'attivita' dello
studio compromettendo le garanzie per chi ad esso si rivolge".
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