COMUNICATO 23 gennaio 2009

 
     

Diritto di manifestare : chiamiamo le cose con il loro nome
di Rita Guma*

Nel question time che e' svolto il 21 gennaio scorso alla Camera, il ministro dell'Interno, Roberto Maroni - rispondendo ad un'interrogazione dell'on. Riccardo De Corato, deputato del Pdl e vice sindaco di Milano - ha annunciato iniziative che toccano il diritto di manifestare.

"Per meglio regolamentare queste manifestazioni, assicurando il diritto di manifestare, ma anche il diritto dei cittadini a fruire pacificamente degli spazi della propria città - ha detto Maroni - ho predisposto una direttiva che sarà emanata nei prossimi giorni a tutti i prefetti perché fatti come quelli denunciati dall'interrogante, e in particolare le manifestazioni davanti al Duomo di Milano, non abbiano più a ripetersi".

Il ministro ha giustificato tale decisione con la presenza di alcuni gruppi da considerare isolati che tentano ancora di strumentalizzare tradizionali momenti di aggregazione per recuperare visibilita', aggiungendo che "L'atteggiamento delle Forze dell'ordine e' di prevenire l'illegalità assicurando un capillare controllo del territorio ed un monitoraggio costante delle attività dei gruppi estremistici".

In primo luogo osserviamo che la reazione negativa manifestata dai politici della maggioranza - e segnatamente della Lega - nei confronti di quanto accaduto in piazza Duomo a Milano non e' stata determinata dall'operato di presunti infiltrati, ma dal fastidio per la preghiera collettiva degli Islamici in quello che e' stato definito luogo sacro o sagrato del duomo, mentre si tratta di una pubblica piazza.

Lo sdegno e' stato tale da suscitare critiche cosi' accese al cardinale Tettamanzi per la sua mancata condanna dell'accaduto che l'Avvenire si e' sentito in dovere di intervenire a rampognare alcuni esponenti leghisti.

L'Osservatorio chiede quindi:

- che il ministro chiami le cose con il loro nome e dica chiaramente se si intende impedire ai Musulmani di fare azioni clamorose (anche se pacifiche) a difesa delle cause che sostengono o a denuncia della carenza di luoghi di preghiera

- che non si introducano nuovi meccanismi per limitare la liberta' di manifestazione (garantita dalla Costituzione), gia' conculcata in varie occasioni con preventive campagne di annuncio di possibili attacchi o incidenti, campagne che etichettano negativamente schiere di pacifici manifestanti, funzionando da deterrente non gia' per i facinorosi, ma per i cittadini moderati, che vi vedono una velata minaccia e preferiscono restare a casa per non fare la fine dei ragazzi del G8 di Genova.

* presidente Osservatorio sulla legalita' e sui diritti onlus

Speciale diritti

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