COMUNICATO 09 gennaio 2008

 
     

Riforma del CSM : sconcerta e preoccupa 'apertura' di Mancino
di Osservatorio

L'Osservatorio sulla legalita' e sui diritti Onlus esprime sconcerto e preoccupazione per le dichiarazioni del vice-presidente del Csm Nicola Mancino contenute in un'intervista recente ad un quotidiano nazionale.

Accanto a condivisibili considerazioni sul ruolo del pubblico ministero e sulla utilità delle intercettazioni ambientali, Mancino si dichiara favorevole alla proposta che sia il Parlamento a decidere le priorità sui reati da perseguire. Tale prospettiva, anche se dovesse essere di carattere temporaneo, costituisce un preoccupante ed inquietante attacco al principio costituzionale dell'obbligatorietà dell'azione penale e dell'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge.

Considerando i recenti scandali di tangenti e corruzione che hanno coinvolto numerose amministrazioni locali e considerando inoltre che il Primo ministro è lui stesso coinvolto in vicende giudiziarie con processi in corso ma bloccati dalla legge Alfano, è certamente ipotizzabile che la politica, di fronte alla possibilità di indicare quali reati perseguire, stabilisca la priorità solo per quei reati che non vengano commessi dai politici e dagli amministratori pubblici, garantendosi così una sorta di immunità stabilita per legge.

In questo contesto il cittadino si trova completamente esposto agli abusi compiuti da una classe politica che si è dimostrata finora, salvo poche eccezioni, assolutamente refrattaria ed impermeabile a qualsiasi controllo di legalità e che ha seminato sfiducia tra gli elettori a causa del suo comportamento.

Lo sconcerto riguarda anche il fatto che sia lo stesso vice-presidente del Csm ad enunciare una simile prospettiva mentre, in una situazione in cui la legalità ed l'autonomia della magistratura sono oggetto di attacchi forsennati da ormai diverso tempo, ci si aspetterebbe da chi copre il suo ruolo una maggiore difesa della suddivisione dei poteri dello Stato e dei diritti della cittadinanza.

Altro punto che ci preoccupa e' il ridimensionamento, auspicato da Mancino, della incidenza di magistrati nella composizione dell'organo di autogoverno della magistratura. Tale ipotesi comporterebbe evidentemente un peso accresciuto dei cosiddetti componenti laici (cioe' dei politici) dell'organismo e una ovvia minore indipendenza dela magistratura. Anche qui la preoccupazione e' accresciuta dal fatto che sia lo stesso vicepresidente dell'organo di garanzia dell'indipendenza della magistratura a mostrare apertura su questa ipotesi in passato avanzata da politici.

Se si vuole davvero apportare dei correttivi che riducano o eliminino l'influenza delle cosiddette correnti della magistratura sull'efficienza e l'imparzialita' dell'organismo, puo' essere validamente adottata la proposta - avanzata anche da qualche magistrato - di sorteggiare i membri del CSM fra tutti i giudici italiani, iscritti o meno all'ANM, pensando, invece che ad accrescere, a ridurre la presenza di politici, che per definizione appartengono ad una corrente politica...

Speciale giustizia

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