COMUNICATO 08 settembre 2008

 
     

100 giovani , l'antimafia , la politica e lo Stato
di Rita Guma*

Molte critiche e condanne alla mancata partecipazione ad una manifestaziona antimafia di cento giovani ballerini che sarebbero stati indotti dalle famiglie a rinunciare.

Nonostante l'impegno antimafia della nostra associazione, non mi sento di associarmi alla condanna e vorrei fare qualche riflessione in merito all'episodio.

In primo luogo, a quanto si comprende, i giovani erano minorenni (tra i 14 e i 18 anni), quindi sotto il profilo legale la loro tutela spetta ai genitori e le critiche sono una pressione indebita su delle personalita' in formazione. Una cosa e' l'educazione alla legalita', altra cosa e' la manifestazione esteriore di questo impegno, che per i minorenni deve essere comunque concordata con le famiglie in ogni dettaglio.

In secondo luogo, se la resistenza dei genitori alla partecipazione dei figli e' stata generata dalla mancata condivisione della motivazione antimafia, allora la condanna (alle famiglie) e' condivisibile, ma se invece e' stata determinata dalla preoccupazione per eventuali ritorsioni sui figli (siamo a Catania), quei genitori hanno ragione.

Si puo' scegliere di testimoniare contro la mafia a proprio rischio e pericolo, ma quando si tratta di minori identificabili la cautela e' doverosa, sia da parte degli organizzatori della manifestazione che da parte delle famiglie.

E' bello e giusto che la gioventu' e la societa' civile si oppongano anche platealmente (come noi facciamo) alla mafia, ma certamente lo Stato non ha sempre dimostrato in questi anni di saper tutelare cittadini, magistrati ed esponenti delle forze dell'ordine da attentati e ritorsioni. Lo dimostra la lunga lista di vittime della mafia.

Ulteriore preoccupazione desta giustamente nel cittadino il fatto che molti politici sono conniventi con la mafia, che ha infiltrazioni dappertutto. Lo dimostra - oltre alle relazioni della Commissione parlamentare antimafia - il lungo elenco di consigli locali sciolti e commissariati per infiltrazioni mafiose.

Percio' a mio avviso occorrerebbe meno demagogia e piu' cautela quando si tratta di esporre le vite degli altri, soprattutto se inermi.

I politici e gli altri che hanno criticato si espongano in prima persona (denunciando magari fatti concreti che portino all'individuazione di mafiosi, anche del proprio partito), lasciando alle famiglie i propri dubbi sulla sicurezza ed ai giovanissimi la serenita' di giudizio per una scelta consapevole ed autonoma in futuro.

* presidente Osservatorio sulla legalita' e sui diritti onlus

Speciale mafia e antimafia

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