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05 novembre 2026
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Senato scuda Santanché alla Consulta
di Edoardo Morello

GARANTISTI A GIORNI ALTERNI

Ricapitoliamo. Fine ottobre: la gip di Milano non convalida il fermo di Youssef Siher, il ricercatore trentenne accusato di essere l’amministratore del “Movimento 17 ottobre”.

Apriti cielo. La premier definisce la decisione “vergognosa”, Salvini “incredibile”, e mezza stampa di area l’aveva già processato, condannato e appeso in prima pagina con nome, cognome e foto. Il processo? Un dettaglio. La presunzione d’innocenza? Roba da toghe rosse.

Passa una settimana. 4 novembre, Corte costituzionale. Il Senato della Repubblica, non un avvocato qualsiasi, il Senato, va in udienza a difendere la senatrice Daniela Santanchè dalla Procura di Milano. L’oggetto: mail e registrazioni fatte da un dipendente, che i pm avrebbero usato senza chiedere il permesso a Palazzo Madama. Nel frattempo il procedimento per truffa all’Inps è congelato da più di un anno. Garantismo. Quello vero, quello in smoking.

Ripassino per i distratti. A carico della senatrice, a vario titolo: Falso in bilancio, caso Visibilia. Rinviata a giudizio a gennaio 2025, processo in corso. Alcune annualità sono già finite in prescrizione, che è sempre un modo elegante di uscirne senza essere assolti.

Truffa aggravata ai danni dell’Inps. Secondo l’accusa, dipendenti in cassa integrazione Covid a zero ore che intanto continuavano a lavorare. Soldi pubblici, in piena pandemia, mentre i commercianti facevano la fila per i ristori. Udienza preliminare ferma in attesa della Consulta. Grazie, Senato.

Bancarotta, falso in bilancio e truffa aggravata ai danni dello Stato per i crac di Ki Group, Ki Group Holding, Bioera e Umbria srl. Indagini chiuse a luglio 2026, insieme ad altre quindici persone, sorella compresa.

Diffamazione, a Roma. Qui il Senato ha votato l’insindacabilità: era solo un’opinione da parlamentare. Il giudice non è d’accordo e ha portato il Senato davanti alla Consulta. Anche lì, si vedrà.

Sia chiaro: Santanchè è innocente fino a sentenza definitiva. Esattamente come Youssef Siher. Piccolo particolare: per Youssef la presunzione d’innocenza era già scaduta prima della convalida. Per la senatrice si rinnova d’ufficio a ogni voto di Giunta.

Delle due l’una. O il garantismo vale per tutti, e allora chi ha dato della “vergogna” a una giudice che ha applicato la legge chiede scusa. O vale solo per chi ha il badge di Palazzo Madama, e allora smettete di chiamarlo garantismo.

Si chiama immunità. Una volta si chiamava casta.


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