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USA: sosteneva le deportazioni, hanno deportato lui
di Soumaila Diawara
Predicava la durezza contro gli immigrati, ma quando l’ICE è arrivata alla sua porta ha scoperto il prezzo delle sue stesse idee.
Samuel Sey, 39 anni, originario del Ghana e cresciuto in Canada, era uno dei più accesi sostenitori delle politiche migratorie di Donald Trump. Sui social sosteneva che appoggiare l’ICE fosse un dovere cristiano, che cacciare gli immigrati fosse moralmente giusto e che chi protestava contro queste politiche fosse addirittura influenzato da Satana.
Poi è arrivata la realtà. Entrato negli Stati Uniti nel 2022, aveva superato il periodo di permanenza consentito dal visto. Il 21 ottobre, all’aeroporto di Columbus, gli agenti dell’ICE che tanto aveva elogiato lo hanno arrestato. Nove giorni dopo è stato rimpatriato in Canada, lasciando negli Stati Uniti la moglie americana e i tre figli.
Oggi la famiglia è distrutta e spera di ricongiungersi. Una tragedia umana, senza dubbio. Ma viene spontaneo chiedersi: dov’era questa compassione quando a essere strappate alle proprie famiglie erano migliaia di persone che lui considerava sacrificabili?
Per anni Samuel ha difeso un sistema spietato, convinto che la sua fedeltà ideologica lo avrebbe tenuto al riparo. Ha fatto il tifo per chi dava la caccia agli immigrati, ha giustificato la durezza dell’ICE e ha trasformato la religione in uno strumento per legittimare quelle politiche.
Ma il potere che applaudi non diventa tuo alleato. E l’obbedienza non ti garantisce un’esenzione.
Adesso Samuel conosce sulla propria pelle ciò che prima sembrava non interessargli: dietro ogni pratica migratoria ci sono persone, figli, coniugi e famiglie. Non numeri da espellere, ma esseri umani.
La lezione è amara, ma elementare: non puoi invocare la durezza per gli altri e pretendere comprensione per te stesso. I diritti o sono di tutti, oppure sono soltanto privilegi concessi da chi detiene il potere.
E forse il vero paradosso è questo: Samuel ha passato anni a chiedere che l’America fosse spietata con gli immigrati. Quando lo è stata con lui, ha scoperto che la misericordia non era affatto un lusso
 
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