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Una festa per tutte le nostre guerre
di
Piero Graglia *
L'Italia, dalla sua unità in poi, ha solo condotto guerre di aggressione.
La prima fu l'attacco all'Austria nel 1866, alleati della Prussia. La vincemmo a tavolino grazie alla vittoria prussiana a Sadowa, poiché noi, a Custoza e Lissa, facemmo una magra figura.
Nel 1896 la guerra di aggressione contro l'Etiopia, rea di avere denunciato il trattato di Uccialli per le differenze tra versione italiana e quella in lingua amarica. Finì con la pesante sconfitta di Adua (la peggiore mai subita in terra d'Africa da una potenza europea: 6000 vittime nazionali e più di tremila caduti delle truppe coloniali, eritrei. Tanto per fare un esempio, la peggiore sconfitta britannica nello zululand, la battaglia di Isandlwana, nel 1879, costò agli inglesi 1300 morti, e ancora oggi è una tragedia nazionale. Noi, Adua, l'abbiamo semplicemente rimossa).
Nel 1911, ansiosi di avere una quarta sponda, dichiariamo guerra contro l'impero ottomano per le province libiche della Cirenaica e della Tripolitania. "Tripoli bel suol d'amore, sarai italiana al rombo del cannon", si cantava. La guerra la vincemmo con un costo complessivo di un miliardo di lire (reddito medio annuo italiano: 1300 lire) e 1300 caduti, pur restando tenuti a pagare un indennizzo alla Turchia di due milioni di lire annui per l'occupazione. Ottenemmo comunque il controllo del Dodecaneso, poi formalizzato nel 1924 con il secondo trattato di Losanna, insieme alla piena sovranità sulla Libia della quale occupammo, fino al 1932, solo la fascia costiera.
La guerra alla Turchia ebbe come effetto collaterale la destabilizzazione dei Balcani, con le due guerre balcaniche che portarono la situazione tra Serbia e Austria ai livelli di guardia. L'attentato di Sarajevo fece il resto. Noi ottenemmo il catino di sabbia libico, l'Europa ebbe la guerra generale.
Nel 1915, altra aggressione: dopo complessi negoziati segreti durante i quali francesi e inglesi (e russi) ci promisero ampi guadagni territoriali, decidiamo l'intervento contro gli imperi centrali (nostri alleati dal 1882 nella Triplice Alleanza) a fianco della Triplice Intesa. Per il momento però, dichiariamo guerra solo all'Austria-Ungheria. Dopo più di un anno, dietro le insistenze francesi e britanniche, dichiariamo guerra anche alla Germania, alla Turchia e alla Bulgaria.
La guerra è un vero macello, con una pesantissima sconfitta militare che in altre condizioni avrebbe messo fuori gioco qualsiasi belligerante (Caporetto). Solo l'alleanza ci tenne in gioco, e nel conflitto, fino alla vittoria finale del novembre 1918.
Al tavolo della pace avevamo un grande appetito con uno stomaco piccolissimo. Un terzo della Turchia, la Dalmazia meridionale, l'Adriatico un lago italiano; ottenemmo tutti i territori di lingua italiana (le "terre irredente") e il Brennero, ma non il resto dove si parlava turco e slavo. Viene da dire "per fortuna".
Poi, il fascismo, ma il copione cambia poco. Siamo lo stato canaglia d'Europa durante gli anni Trenta, il fattore di maggiore destabilizzazione del quadro europeo. A cominciare dal bombardamento navale di Corfù nel 1924, e la successiva occupazione dell'isola, come "punizione" alla Grecia per l'uccisione di una missione militare italiana sul confine greco-albanese.
Nell'ottobre 1935, dopo lunghe schermaglie diplomatiche, attacchiamo l'Etiopia, usando deliberamente armi chimiche per piegare la resistenza etiope. L'Etiopia è membro della Società delle Nazioni, e l'aggressione ci costa inutili sanzioni economiche che colpiscono banane, ananas, caffè e the. Petrolio, acciaio, rame, stagno, zinco alluminio, gomma sono invece liberamente forniti all'Italia. L'impero torna "sui colli fatali di Roma", come proclama Mussolini il 9 maggio 1936. Non piegheremo mai la lotta di resistenza etiope, fino alla liberazione del Paese a opera degli inglesi nel 1941.
Nell'estate 1936 interveniamo nella guerra civile spagnola con 50mila "volontari", così volontari da portarsi dietro carri armati e aerei per appoggiare i franchisti. Siamo gli ultimi pirati del Mediterraneo, con la Regia Marina che affonda, usando sommergibili senza insegne, naviglio sovietico e, quando capita, britannico, operando dalle Baleari vicino alle coste controllate dai repubblicani spagnoli.
L'aviazione italiana dei "volontari" bombarda Barcellona così violentemente che ancora oggi si commemora in Spagna il massacro del marzo 1938 che costò la vita a 1.300 spagnoli (Guernica, per dire, nell'aprile 1937, contò "solo" 300 vittime).
Nell'aprile 1939 occupiamo l'Albania, stato amico, anzi praticamente un satellite dell'Italia, deponendo re Zogu, foraggiato da Palazzo Venezia fino al giorno prima.
Nel settembre 1939 restiamo con "le armi al piede", osservando se ci conviene o meno entrare in guerra a fianco di Hitler, al quale Mussolini si è legato con il "Patto d'acciaio" dal maggio 1939. Quando la Francia è sul punto di cadere Mussolini si decide e porta l'Italia in guerra, dichiarandola alla Francia e al Regno Unito. Comincia la "guerra parallela" di Mussolini, che nell'ottobre 1940 dichiara guerra anche alla Grecia e poi, nel giugno 1941, anche all'Unione Sovietica.
Nel dicembre 1941 altra dichiarazione di guerra, agli Stati Uniti.
Sappiamo come è andata a finire questa seconda guerra mondiale.
Nell'ottobre 1943 il governo Badoglio (l'"imbecille" come lo definì Altiero Spinelli scrivendone a Rossi) dichiara guerra alla Germania che sdegnosamente rifiuta di ricevere la comunicazione ufficiale da parte del "governo del sud".
Nel luglio 1945, nel tentativo di ingraziarsi gli alleati, l'ultima dichiarazione di guerra dell'Italia nella sua storia di stato unitario: al Giappone. Ministro degli Esteri Alcide De Gasperi, presidente del Consiglio Ferruccio Parri.
Ho sicuramente dimenticato qualcosa, qualche intervento e scaramuccia qua e là, ma il grosso c'è.
Buon 4 novembre a tutti, festa dell'unità nazionale e delle Forze Armate.
* Professore ordinario di Storia delle Relazioni internazionali presso l'Università degli Studi di Milano
 
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