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03 novembre 2026
tutti gli speciali

Giorgio e Toni
di Armando Reggio

46 ANNI FA IL DELITTO D’ONORE DI GIORGIO E TONI, DUE GIOVANI AMANTI

Mano intrecciata nella mano, nell’ultimo abbraccio. Un colpo di pistola alla testa, uno per ciascuno. Un’esecuzione.

Giorgio Agatino Giammona aveva 25 anni, Antonio Galatola, Toni, 15, erano lì, sotto a un pino marittimo nella Vigna del Principe, a Giarre nel catanese: il loro rifugio.

Era il 31 ottobre del 1980: i due innocenti e fieri giovani amanti erano spariti due settimane prima. Chi li ammazzò è impunito, tuttora.

Un delitto d’’onore’ nella Sicilia omertosa d’allora.

Ma da allora ancora le vittime dell’odio invidioso si susseguono, fra donne ammazzate e ragazzi etero o gay indotti a suicidarsi. Ovunque nel nostro Paese. Il bullismo, diciamo oggi.

Sin da subito, dunque, i depistaggi. Indagini incerte, confuse, svogliate: conveniva così in un contesto patriarcale, ostile all’Amore. Evidente la volontà di insabbiare, per non essere ‘infangati’ dall’amore di due ‘ziti’ maschi.

Giorgio e Toni sarebbero dovuti essere dimenticati…

Subito si vociferò di doppio suicidio, di omicidio-suicidio: la coscienza di quella comunità ne sarebbe emersa linda.

Giorgio, ‘u puppu cu bullu’, il frocio patentato, aveva traviato l’ingenuo adolescente Toni, per poi ucciderlo e suicidarsi.

Versione accomodante per paesani e carabinieri, ma palesemente falsa: la traiettoria dei proiettile era evidentemente incompatibile con la posizione in cui fu ritrovato il fucile.

E la farsa della ricostruzione conveniente fu smascherata. Ci provarono, nei loro macabri conciliaboli, che ancor più oltraggiavano l’amore di quei due ragazzi liberi nell’animo.

Il giorno dopo, infatti, comparve un tredicenne, Francesco Messina, nipote di Toni, suo minore di appena due anni: le ‘famiglie tradizionali’!

L’adolescente si autodenunciò, dicendo che i due ragazzi gli avevano intimato di ucciderli, minacciandolo di morte se non li avesse assecondati.

Un piano diabolico: data l’età, il 13enne non era passibile di incriminazione. Poi ritrattò, affermando di aver subito pressioni dai carabinieri.

L’assassinio di Giorgio e Toni scosse, però, gli Italiani: per la prima volta si gridò alla discriminazione contro gli omosessuali. Gli stessi quotidiani non titolarono con le parole stantie “omicidio nel torbido mondo omosessuale”.

Iniziammo a interrogarci, a discutere, a porci nell’accoglienza. Con cautela, certo, ma irreversibilmente.

Sarebbe presto nato il neologismo ‘omofobia’, segnale dell’evoluzione del sentire collettivo.

Gli atti concreti vennero subito: il ‘Fuori’ a Catania e, il 9 dicembre, poco più di un mese dopo, fu istituito a Palermo - su impulso di don Marco Bisceglia e del giovane Nichi Vendola - il primo nucleo di ‘Arcigay’.

Bisceglia, prete scomunicato, comunista, gay, a suo tempo ebbe a dire: “Il delitto fu sicuramente un catalizzatore. Da un po’ discutevamo e ci dette la spinta definitiva per portare nella sinistra le vertenze lgbt, che fino ad allora trovavano spazio solo nel Partito Radicale”. Bisceglia trasformerà il circolo siciliano nell’associazione nazionale, che esiste ancora oggi ed è stata il fondamento del movimento lgbt italiano.

Eppure Giarre non demorse dal perverso intento riparatorio. Volle subito liquidare la memoria di Giorgio e Toni: il loro limoneto, dove morirono abbracciati, è stato abbattuto in favore del cemento.

C’è una scuola: gli studenti ignorano che proprio nel cortile fu perpetrato quel crimine. Né sanno di Giorgio e Toni che lì si amarono.

E allora… la storia di Antonino e Giorgio non è assurta a Storia. Giirgio e Toni a Giarre non sono mai nati, mai hanno vissuto il loro desiderio di libertà.

Ricorda Paolo Patanè, giarrese, ex presidente di Arcigay: “Mi ricordo bene di Giorgio: girava per il paese su un Ciao, era riservato, aveva una leggera balbuzie. A lungo sono stato l’unico gay dichiarato del paese”.

Nonostante l’ostracismo dei suoi compaesani, da sempre è impegnato per onorare la memoria dei due ragazzi: “Di Giorgio tutti sapevano che era gay, ma per il resto era un ragazzo come gli altri, e non si nascondeva. Era sempre in giro con Antonio”.

Giorgio aveva un rapporto conflittuale con la sua famiglia. Era nato dalla relazione extraconiugale della madre con Salvatore Giammona, un ricco commerciante di strumenti musicali (nel film ha un'officina meccanica). Aveva sei anni, quando morì il marito della madre, la quale continuò ad avere la relazione con Giammone, che non la sposerà mai. Mandano Giorgio in collegio dai salesiani, dove rimarrà per otto anni.

Tornato ormai adolescente e consapevole di essere gay, non fatica a comprendere che in paese la sua vita sarà molto difficile: osteggiato, deriso, umiliato, pestato.

La madre, nel dissidio fra amore e pregiudizio, lo protegge, lo cura, provando a comprenderlo.

Inizia a lavorare nel negozio del padre, ma ne riceve solo insulti e vessazioni. Giorgio ruba le chitarre di Giammona, per rivenderle nella vicina Catania; lui lo scopre e lo denuncia.

Nel 1978 una 'prova' per il padre: Giorgio viene sorpreso dai carabinieri in macchina con un ragazzo di 16 anni. È il suo marchio di ‘puppo’, frocio.

Così, Giorgio nella famiglia di Antonino trova l’accoglienza che gli è mancata nella sua. “Mio zio era più piccolo, ma lo aiutava: aveva compassione. Spesso il padre non gli dava da mangiare e allora Giorgio mangiava da noi”, racconta Rosita Galatola, nipote di Antonino.

La famiglia di Toni, propensa alla convivialità, lo accoglie in casa: Giorgio prende a lavorare con Antonino e suo padre Orazio, un giocattolaio ambulante, famoso per le sue macchine che fanno i coriandoli (nel film crea scenografici fuochi d'artificio): i due ragazzi girano di paese in paese con un tre ruote Ape, sorridenti, appagati.

Ma il 17 ottobre spariscono…

Enza Galatola, la sorella minore di Antonino, che nel 1980 aveva dieci anni, racconta: “Mi ricordo come se fosse oggi una telefonata di mia madre con quella di Giorgio. Disse che il figlio faceva così, che andava via con i ragazzi più piccoli, ma che poi tornava sempre, di non preoccuparsi”.

Una sola foto ritrae Giorgio e Toni insieme: seduti l’uno accanto all’altro, spalla a spalla.

_____ Approfondimenti:
- Mario C. Cavallaro, 1980. “I fatti di Giarre. Il delitto di due giovani gay”, Tricase, Youcanprint, 2020.
- Francesco Lepore, “Il delitto di Giarre”. 1980: un "caso insoluto" e le battaglie del movimento LGBT+ in Italia, Milano, Rizzoli, 2021.


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