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Trump e la guerra in Vietnam
di Leandro Leggeri
Donald Trump ha finalmente spiegato come gli Stati Uniti avrebbero potuto vincere la guerra del Vietnam: sarebbe bastata una settimana. Evidentemente, a Washington erano tutti degli incapaci.
Peccato che il nostro Napoleone di Mar-a-Lago, quando si trattò di andare personalmente in Vietnam, riuscì a evitare il servizio militare grazie a una serie di rinvii, tra cui quello per i celebri speroni ossei.
Cinquant'anni dopo, quegli stessi piedi che non potevano marciare nelle giungle vietnamite sembrano perfettamente in grado di calpestare qualsiasi nozione di storia militare.
Non contento, Trump ha suggerito che sarebbe bastato bombardare Ho Chi Minh City. Un piccolo dettaglio: durante la guerra si chiamava Saigon ed era la capitale del Vietnam del Sud, cioè dello Stato alleato degli americani.
Un genio strategico: bombardare i propri alleati per sconfiggere i nemici.
Robert McNamara, Henry Kissinger e il generale Westmoreland possono finalmente riposare in pace. Il segreto della vittoria era tutto lì: cinque rinvii alla leva, un paio di speroni ossei e sette giorni di bombardamenti.
Rambo almeno era andato in Vietnam. Trump avrebbe vinto la guerra direttamente dal campo da golf.
 
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