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IL CAPITANO BENEDETTO
di
Rinaldo Battaglia *
Dov’era Dio quella notte?
Anche nel cuore di un mio conterraneo veneto, veronese del piccolo comune di Cosermano. Era un ufficiale degli Alpini, spedito dal Duce nella disgraziata campagna di Russia a fianco dei nazisti. Nel luglio ‘42, nel pieno dei rastrellamenti ed uccisioni contro le popolazioni ebraiche, era in servizio in Ucraina a Voroshilovgrad.
Due giovani ragazze di 15 e 16 anni, le sorelle Turok, Sara e Rachel furono costrette in quei giorni dalle S.S. ad umilianti lavori di pulizia in palazzi semidistrutti. Sara, che aveva studiato musica, trovando tra le macerie un vecchio pianoforte si mise, quasi di nascosto, a suonare delle musiche italiane, una canzone napoletana in particolare, Santa Lucia.
Alcuni nostri soldati – tra cui il capitano Benedetto De Beni - la sentirono e, avendo capito la situazione, cercarono di salvare le due sorelle, pur sapendo anche il rischio a cui loro stessi andavano incontro. Soprattutto quando vennero a conoscere che il giorno successivo, il 1 novembre ’42, sarebbero state praticate dalle S.S. nuove e più pesanti deportazioni, come poi immancabilmente avvenne.
Bisognava nasconderle, subito. Si, ma dove?
Il rifugio più sicuro sembrò proprio la caserma in cui il capitano erano stanziato. Vennero ‘impiegate’ per mesi nelle cucine del campo e alla prima occasione – purtroppo nella tragica ritirata – fatte entrare, mimetizzate, tra i disperati sui treni verso l’Italia.
Giunsero alla stazione di Udine con obiettivo di arrivare in Val Seriana, nel bergamasco, dove abitava la moglie del capitano De Beni, Isa Cittadini, che era stata – non si sa come – già informata del marito, rimasto ancora in Russia.
La moglie inviò dei soldi alle due ragazze finché arrivassero nella sua casa, dove le nascose. Quando dopo l’8 settembre le cose si misero male, coi nazifascisti disperati alla ricerca di ebrei, Sara con una nuova identità fu accolta da parenti e amici del capitano a Firenze, mentre Rachel rimase ad aiutare la famiglia. Ritorneranno assieme ad Italia liberata e nell’estate ‘45 si uniranno alle truppe sovietiche che le facilitarono il rientro in Ucraina.
Partirono senza però rivedere il cap. De Beni, preso prigioniero dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943, e non avendo accettato di servire ancora Mussolini deportato, come gli altri IMI, nel lager di Wietzendorf, dove avrà come compagno di sventura anche il cognato e Giovannino Guareschi, il padre di Don Camillo e Beppone. Si salverà e ritornerà a casa nel silenzio totale.
Ma morirà giovane il 26 gennaio del 1966, sicuramente causa anche le sofferenze del lager.
Il capitano Benedetto De Beni, benedetto di nome e di fatto.
Un 8 settembre di 30 anni dopo, nel 1996, il figlio Bernardo fu improvvisamente chiamato a Gerusalemme e - presente Rachel - al padre venne conferito postuma l’onorificenza come ‘Giusto tra le Nazioni’ su precise richieste delle sorelle Turok. E un grazie sarà di certo andato anche alla moglie, Ida.
Dov’era Dio quella notte?
Dappertutto, se gli uomini fossero rimasti uomini.
1 novembre 2026 – 84 anni dopo - liberamente tratto dal mio ‘ Non ho visto farfalle a Terezìn – ed. AliRibelli – 2021
* Coordinatore Commissione Storia e Memoria dell'Osservatorio
 
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