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15 ottobre 2026
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Thomas Sankara spaventava Francia e USA
di Armando Reggio

Era nato il 21 dicembre del 1949, ma l’amore per il suo popolo, che lo indusse a lottare perché si riscattasse dalla povertà e dall’ignoranza, gli costò la vita a soli 37 anni, il 15 ottobre del 1987.

Oggi è perciò la buona occasione per ricordare un grande uomo relegato negli annali della storia dell’umanità, anziché essere vivo nella memoria di tutti noi cittadini della Terra quale onorevole testimone della Politica.

Il suo programma politico: riduzione delle differenze salariali, diffuse campagne di vaccinazione e alfabetizzazione, promozione di cultura, ambiente e diritti delle donne.

Sullo sfondo, la lotta al neoliberismo imposto dalle potenze imperialiste e la richiesta alle ex colonie africane di non pagare il debito contratto con l'Occidente.

Amò tanto il suo popolo, che volle mutare il nome dello Stato da Alto Volta a Burkina Faso, «Paese degli uomini integri».

Rivoluzionario democratico, fu il primo Presidente a soli 34 anni: il suo carisma pervase l’intera Africa Occidentale sub-sahariana.

Ma fu assassinato da un suo 'compagno', conniventi Francia e Stati Uniti, dopo quattro anni di generoso governo. Blaise Compaoré, quel 'compagno', che si insediò poi al suo posto, restando al potere dittatoriale per 27 anni, fino al 2014, quando riparò in Costa d’Avorio.

Possiamo dirlo: da allora nessuno in Africa ha interpretato il sogno del riscatto civile di alcuno dei Paesi del Continente.

Famiglia cristiana, padre ex militare e suo ispiratore d’ideali, da giovanissimo partecipò a una missione in Madagascar: fu il suo incoraggiamento. Infatti, nel 1972 assistè all’insurrezione popolare, che rovesciò il presidente Philibert Tsiranana, venduto all’ex colonizzatrice Francia. Ex unicamente nella forma, come su tanti paesi africani.

E già due anni dopo si distinse in uno scontro con il confinante Mali. E giunse il riconoscimento: all’indomani del colpo di Stato del 1980 il Presidente Saye Zerbo lo nominò segretario di Stato all’Informazione. Un primo successo, che tuttavia lo indusse a dimettersi dopo poco più di un anno.

È evidente il motivo: era un progressista a comprensibile disagio in un governo conservatore.

Bene fece, a considerare che solo un anno dopo – per l’ennesimo colpo di Stato -, nel 1983 Jean Baptiste Ouédraogo lo nominò Primo Ministro. Ancora un golpe, che lo porta in carcere, e un altro ancora, in pochi mesi!

Ma stavolta è il suo momento: il capitano Blaise Compaoré – suo intimo amico, che gli tenderà poi l’imboscata mortale quattro anni dopo – lo porta alla Presidenza, grazie a un’insurrezione popolare.

Il 'Che burkinè', dall’andatura sportiva e slanciata, sorridente e charmeur, veste sempre la tenuta militare, una pistola alla cintura bordata in madreperla che gli è stata donata dal nordcoreano Kim Il-sung.

Ha uno stile di vita sobrio, Il Presidente rivoluzionario: con la moglie e i due figli vive in un palazzo presidenziale fatiscente, e non possiede di suo che la chitarra e una Renault 5 di seconda mano, auto che impone come macchina di servizio a tutti i membri del suo governo abituati invece a lussuose berline.

I suoi intenti:
- snellire la pubblica amministrazione ingombrante e «pletorica»;
- rigenerare – o meglio, generare - il sistema sanitario;
- abbattere l’isolamento delle campagne;
- educazione;
- lotta all’analfabetismo;
- promozione della donna;
- politica in favore degli agricoltori;
- promozione del volontariato.

Non annuncia: agisce, decide. Il linguaggio dei proclami non è suo. «Bisogna decolonizzare le mentalità», grida.

La popolazione è sorvegliata dai Comitati di difesa della rivoluzione (CDR) e sanzionata dai Tribunali popolari della rivoluzione (TPR).

I suoi rapporti con l’ex potenza coloniale francese e diversi paesi vicini, tra i quali la Costa d’Avorio e il Togo - due grandi «amici» proprio della Francia - si fanno sempre più tesi. Inevitabilmente!

Le sue prese di posizione, i suoi legami con la Libia di Gheddafi e il Ghana di Rawlings preoccupano e inquietano Oltralpe. Al presidente francese François Mitterrand, che aveva accolto ufficialmente a Parigi il presidente del regime dell’apartheid sudafricano Pieter Botha, dà una lezione sui diritti dell’uomo, in occasione di una sua visita a Ouagadougou nel 1986.

«Va più lontano del necessario, a mio parere», aveva ribattuto uno stizzito Mitterrand.

E ancora: lancia un appello all’Africa, perché rifiuti di rimborsare il proprio debito ai paesi occidentali. All’ONU, nel 1984, denuncia le guerre «imperialiste», l’apartheid, la povertà, difende il diritto dei palestinesi all’autodeterminazione:

Il popolo palestinese, del quale ancora oggi noi Occidentali ignobilmente fingiamo di non conoscere la drammatica condizione socio-economica sotto il giogo del governo di Tel Aviv. L’avessimo noi un Sankara!

Ma il Che d’Africa durò al potere solo quattro anni: il 15 ottobre 1987, mentre si reca a un Consiglio dei Ministri straordinario, viene assassinato con altri 12 compagni, di fronte alla sede del suo Consiglio Rivoluzionario.

I suoi beni!: 350 dollari nel conto in banca, una Renault 5 modello base, quattro biciclette, tre chitarre, un frigorifero e un congelatore guasto. Blaise Compaoré si insedia al suo posto, da solo al potere.

Il suo “intimo amico”. E pensare che solo due anni fa, a distanza di 35 anni, ha prevalso la giustizia: quel traditore è stato condannato all’ergastolo.

Aveva solo 37 anni il rivoluzionario Thomas. La sua 'parentesi' non era durata che quattro anni. Abbastanza, però, perché il suo popolo non restasse succube dei poteri forti.

La rivoluzione del 2014, a 27 anni dal suo assassinio, testimonia l’impronta indelebile di Thomas Sankara nei cuori e nella forza della sua gente. Com’è degli uomini puri d’animo, che lottano per i dititti di tutti.

È sempre bello quando cade un despota, ancora più bello quando la rivoluzione si ispira agli insegnamenti di chi ha sempre affermato l’orgoglio di sé e il valore dell’unità e della coesione.


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