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Restiamo umani
di Elisa Fontana
Sono giorni che rifletto sulla deriva etica, politica e morale che ci sta portando la presidenza Trump, con parole, atteggiamenti, atti che finora non sono mai entrati nel discorso politico delle democrazie.
Nella follia molto ragionata di Donald Trump, teso essenzialmente ad arricchire se stesso e la propria famiglia, mentre incita il popolo che lo ha votato contro un nemico sempre diverso, assistiamo adesso allo scatenamento di un personaggio ancora più rabbioso e fuori controllo come Pete Hegseth che ha annunciato che l’esecuzione tramite fucilazione del maggiore dell’Esercito Hasan che, in un assalto ad una base USA, causò la morte di 13 persone, sarà trasmessa in diretta streaming.
Ora, a me pare che dopo un primo moto di quasi generale orrore per questa ennesima esibizione di feroce crudeltà, la cosa sia stata ampiamente masticata e digerita. L’abbiamo rubricata velocemente sotto la voce “follia di Trump e dei suoi scagnozzi”, quasi a voler delimitare l’orrore di questa scelta a poche e individuabili persone. Ma la nostra coscienza si è violentemente scossa perché c’è un appuntamento ben preciso con la morte, il 3 dicembre alle 13.00 ora del Texas, in cui un uomo inerme, ancorché colpevole, verrà fucilato a favor di telecamere.
Portato proprio al centro dell’arena, come un gladiatore dell’antica Roma, in una scena che farebbe gioire un Vannacci nostrano, solo che non sarà frutto di intelligenza artificiale, ma cruda e aberrante realtà cui potrà assistere chi vuole comodamente seduto sul divano di casa. E ci fa sentire moralmente superiori a questo orrore di stato perché noi mondo occidentale, noi Italia, aborriamo queste pratiche, noi siamo sicuramente su un altro piano, più civile, più alto. Non abbiamo un presidente che in mondovisione arringa il popolo dicendo “kiss my ass” oppure “votate repubblicano per metterlo in c*lo ai democratici”. Noi no.
Poi basterà aprire una qualunque discussione su un social, qualunque sezione commenti dei quotidiani per essere inghiottiti dall’orrore giornaliero, dalla crudeltà gratuita, dalla violenza che non risparmiano nessuno, non dico una persona che si è macchiata di 13 morti, ma nemmeno un disabile, un senzatetto, un disoccupato.
L’orrore non è Hegseth preso ormai in una spirale di potenza illimitata che confina con la patologia psichiatrica, l’orrore è il mite vicino di casa che commenta allucinato l’aspetto fisico di un disabile, l’analfabeta funzionale che alla terza riga si arrende e augura la peggiore delle morti al medico che ti spiega una qualunque pratica medica, è la mite casalinga che non avendo gli strumenti per sostenere qualunque discussione ti augura disgrazie per settanta volte sette anni e l’estinzione di tutta la tua famiglia.
Insomma, l’orrore è in mezzo a noi, tranquillamente metabolizzato da chi scrive e dalla maggioranza di chi risponde e partecipa utilizzando gli stessi mezzi e condividendone la stessa filosofia belluina. Per cosa ci vorremmo distinguere rispetto ad un Trump che sguinzaglia i ceffi dell’ICE a sparare ed uccidere o ad un Hegseth che ci promette lo spettacolo letteralmente sulla pelle di un uomo? Che noi non abbiamo il potere che hanno Trump ed Hegseth?
Meno male, mi verrebbe da commentare, ma nel nostro piccolo ciascuno spinge sull’acceleratore come può. Ecco, l’ammonimento di Vittorio Arrigoni, quel “restiamo umani” che tanto sembra sottinteso e normale nelle nostre calde democrazie cerchiamo di tenerlo ben presente, Vittorio credeva fortemente che tutti appartenessimo alla stessa famiglia, la famiglia umana.
Ecco, cerchiamo di recuperarne le coordinate, pretendiamolo, non facciamoci complici, perché rischiamo davvero di scivolare tutti in un tragico circo dove però non ci saranno reti ad attutire le rovinose cadute.
 
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