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Moro e Calamandrei: no alla legge del taglione
di Vincenzo Canese
ALDO MORO E PIERO CALAMANDREI, QUANDO LA SINERGIA FRA CATTOLICI E LAICI CREA CAPOLAVORI
Aldo Moro viene ricordato comunemente come importante esponente della Democrazia Cristiana, come ex Presidente del Consiglio dei ministri, per la drammatica vicenda del suo rapimento da parte delle "Brigate Rosse" e del suo tragico epilogo.
In pochi ricordano che Aldo Moro, oltre che un valente statista fu un insigne giurista e filosofo del diritto.
Aldo Moro fu un padre costituente e il suo contributo fu determinante nella formulazione del terzo comma dell'articolo 27 della Costituzione che prevede che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.
Rileggendo gli atti della sottocommissione dei settantacinque presieduta da Umberto Tupini, risultano determinanti i contributi di un rappresentante dell'accademia, della dottrina, Aldo Moro, e di un rappresentante dell'avvocatura, della prassi giuridica, Piero Calamandrei.
Da questo splendido incontro e confronto nacque il terzo comma dell'art. 27 della Costituzione.
La legge delle leggi italiana assorbiva integralmente il principio della funzione rieducativa della pena, frutto degli sudi di grandi filosofi del diritto come Cesare Beccaria, Gaetano Filangieri, Enrico Ferri, Karl Krause e la sua scuola Krausistica.
Rivoluzionaria e sempre assolutamente attuale era la convinzione coltivata da Aldo Moro e da Piero Calamandrei che il diritto penale non dovesse essere considerato uno strumento di oppressione, ma bensì, uno spazio di recupero della dignità umana, nel quale lo stato e la giustizia svolgono l'importante ruolo di offrire al condannato le risorse per reintegrarsi nel rispetto dell'intangibile dignità della persona.
Moro concepiva il diritto penale non come uno strumento di oppressione, ma come uno spazio di recupero della dignità umana.
Per Moro, lo Stato democratico ha il dovere di offrire al condannato le risorse per reintegrarsi, rispettando la sua intangibile dignità di essere umano
Focus principale non è più la legge violata o il danno causato, ma il reo e i suoi bisogni di cambiamento.
La società sorregge anche chi ha sbagliato e lo accompagna con attenzione in un percorso di recupero.
La vendetta e la punizione sono esercizi inutili e aridi, la speranza nel recupero del reo, al contrario, è virtuosa e feconda, mai sterile.
In questi tempi buoi in cui riemergono istinti bassi e volgari come quello della vendetta, dl linciaggio, della giustizia sommaria, della legge del taglione, l'insegnamento impartitoci da un cattolico - Aldo Moro - e da un laico - Piero Calamandrei - va riaffermato e valorizzato da chi crede nella civiltà e nello stato di diritto.
 
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