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Il Foglio attacca il Nobel a Pillay
di Edoardo Morello
Ma ci rendiamo conto di dove siamo arrivati?
Il Foglio presenta il commento di Giulio Meotti sul Nobel a Navi Pillay così: «Mancava un Nobel contro Israele». E aggiunge: «un macabro premio per la pace dopo il 7 ottobre».
Una giurista che ha combattuto l’apartheid e lavorato nei tribunali internazionali viene liquidata attraverso un’accusa politica.
Basta occuparsi dei crimini attribuiti a Israele perché un’intera carriera diventi sospetta. La discussione sui fatti può accomodarsi fuori.
Meotti è anche l’autore dell’articolo del 2020 intitolato «Professor Mengele», accompagnato da questo sommario: «Non solo un assassino. I grandi scienziati del tempo facevano a gara per lavorare al suo fianco».
Il pezzo ricostruiva la complicità della scienza con i crimini nazisti. Proprio per questo quel “non solo un assassino”, esibito sotto la fotografia, resta una scelta editoriale oscena.
La responsabilità di un giornale comprende anche le parole con cui decide di attirare il lettore.
Per Mengele si trova spazio per distinguere. Per Pillay basta il marchio “contro Israele”. Che raffinatezza, questo uso delle sfumature a convenienza.
E questa roba riceve denaro pubblico. Nell’elenco ufficiale dei contributi per il 2024, al Foglio risulta oltre un milione di euro soltanto come anticipo. Soldi anche di chi trova ripugnante questo modo di fare informazione.
I contributi precedono questo governo, come lo precede l’articolo su Mengele. Il problema ha radici profonde: una provocazione diventa un titolo, lo scandalo porta attenzione e chi protesta viene trattato come un cretino incapace di capire.
A me questo giornalismo fa schifo. E contribuire a finanziarlo rende lo schifo ancora più concreto.
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