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10 ottobre 2026
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GB: istituzioni sanitarie tagliano i legami con Teva
di Marilina Mazzaferro

Il Royal College of Pharmacy ha interrotto gli accordi di sponsorizzazione e partecipazione fieristica con l'azienda farmaceutica israeliana Teva UK, citando i legami della società con l'esercito israeliano, a seguito delle pressioni esercitate da attivisti pro-Palestina; lo ha riferito il quotidiano The Guardian. L'istituto diventa così il secondo importante ente sanitario britannico a interrompere i rapporti con l'azienda nelle ultime settimane.

Il College ha confermato che Teva UK non sponsorizzerà né parteciperà come espositore alla conferenza annuale prevista per il mese prossimo. L'azienda avrebbe dovuto partecipare a quattro eventi del College nell'ambito di un accordo del valore di circa 20.000 dollari. La decisione segue la scelta del Royal College of Nursing (RCN), presa la scorsa settimana, di porre fine alla collaborazione di lunga data con Teva UK. L'RCN, che rappresenta 500.000 infermieri in tutta la Gran Bretagna, ha rimosso l'azienda dal ruolo di sponsor sia del sindacato stesso che di un evento dedicato a cefalee ed emicranie.

Un portavoce del Royal College of Pharmacy ha dichiarato che una revisione interna ha sollevato preoccupazioni riguardo alle attività di Teva Pharmaceuticals e alla loro compatibilità con i valori dell'istituzione.

"Il Royal College of Pharmacy ha deciso di porre fine, con effetto immediato, all'attuale sponsorizzazione e alla presenza fieristica di Teva UK in occasione della nostra prossima conferenza annuale", ha affermato il portavoce. "La decisione fa seguito a un'ulteriore verifica di *due diligence* che ha portato alla nostra attenzione la possibilità che alcune attività di Teva Pharmaceuticals non siano in linea con i nostri valori", ha aggiunto il portavoce.

Il College non ha specificato quali attività abbiano motivato la decisione. Ha precisato che il provvedimento è stato adottato dal gruppo dirigente dopo che l'organizzazione ha acquisito lo status di ente di beneficenza (*charity*) nell'aprile scorso, passaggio che ha reso necessaria una revisione delle proprie politiche.

Il Royal College of Pharmacy conta 34.000 membri e rappresenta farmacisti e scienziati farmaceutici in tutta la Gran Bretagna.

La decisione è giunta a seguito di una lettera aperta diffusa da attivisti – tra cui il gruppo UK Healthcare Petitions to Royal Colleges (UKHPRC) – e sottoscritta da farmacisti e altri professionisti sanitari. La lettera chiedeva l'annullamento degli accordi di sponsorizzazione e partecipazione fieristica di Teva, nonché un'indagine approfondita sulle procedure di *due diligence* e sulla governance commerciale.

Gli attivisti hanno richiamato l'attenzione sulla risposta della Royal Pharmaceutical Society (predecessore dell'attuale Royal College of Pharmacy) allo scoppio della guerra in Ucraina nel 2022: all'epoca, l'organizzazione interruppe gli investimenti in società russe. La lettera esortava il College ad "applicare lo stesso rigore etico ai propri investimenti e alle partnership commerciali riguardanti Israele".

L'UKHPRC ha accolto positivamente le decisioni sia del Royal College of Nursing che del Royal College of Pharmacy, dichiarando: "Ci auguriamo che ciò rifletta le istanze etiche che l'opinione pubblica si aspetta dai professionisti sanitari".

Il gruppo sta ora sollecitando gli altri Royal College medici, che intrattengono o hanno intrattenuto rapporti commerciali con Teva, a porre fine ai loro accordi con l'azienda. Tra questi figurano i College che rappresentano i medici di medicina generale, gli psichiatri e i medici ospedalieri, i quali hanno stipulato accordi di sponsorizzazione con Teva negli ultimi anni.

L'UKHPRC ha inoltre auspicato che tali decisioni possano influenzare le più ampie pratiche di approvvigionamento e sponsorizzazione all'interno del Servizio Sanitario Nazionale (NHS).

"Queste vittorie dovrebbero avere ripercussioni ben oltre i Royal College, arrivando fino ai vertici decisionali dell'NHS e alle scelte di acquisto nel settore farmaceutico. Hanno dimostrato che l'assegno di uno sponsor non deve necessariamente comportare la cessione della coscienza del College", ha affermato il gruppo.

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