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10 ottobre 2026
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Fascismo: ripartire dai libri di Storia
di Soumaila Diawara

Le dichiarazioni di Vannacci sono agghiaccianti.

L’altro giorno, durante una trasmissione televisiva, rispondendo a una ragazza, ha sostenuto che Mussolini sia arrivato al potere attraverso le elezioni. Un’affermazione storicamente falsa, che merita di essere smentita con chiarezza.

Stiamo parlando del segretario di un partito che aspira a governare l’Italia, ma che, su una questione fondamentale della storia italiana, diffonde una ricostruzione che non corrisponde ai fatti. Eppure, quando si parla di persone straniere, pretende che conoscano la storia, la cultura e i valori italiani.

La conoscenza della storia, però, non può essere un obbligo imposto soltanto agli altri: deve valere per tutti, soprattutto per chi aspira a ricoprire ruoli di responsabilità pubblica.

Caro Vannacci, la storia è molto chiara: Benito Mussolini non arrivò al potere attraverso una vittoria elettorale, ma grazie alla violenza fascista, alla pressione esercitata sulle istituzioni e alla decisione del re Vittorio Emanuele III di nominarlo presidente del Consiglio. Ecco come andarono realmente i fatti.

Nel 1919 Mussolini fondò i Fasci italiani di combattimento. Negli anni successivi, il movimento fascista si rafforzò anche attraverso la violenza organizzata delle squadre fasciste, che assaltarono sedi sindacali, cooperative, giornali e organizzazioni socialiste, aggredendo lavoratori, militanti politici e oppositori. Un clima di intimidazione e terrore che contribuì a indebolire le istituzioni democratiche e il movimento operaio.

Nel maggio 1921, alle elezioni politiche, entrarono in Parlamento anche 35 deputati fascisti, tra cui Mussolini, eletti all’interno dei Blocchi nazionali. Ma questo risultato non consegnò a Mussolini il governo dell’Italia e non gli conferì alcun mandato elettorale per instaurare una dittatura.

Il passaggio decisivo avvenne nell’ottobre 1922.

Tra il 27 e il 28 ottobre, i fascisti organizzarono la Marcia su Roma, un’azione insurrezionale accompagnata dalla mobilitazione delle squadre fasciste e dalla minaccia di prendere il potere con la forza. Il governo guidato da Luigi Facta propose di proclamare lo stato d’assedio per fermare l’avanzata fascista. Il re Vittorio Emanuele III, però, rifiutò di firmare il decreto.

Il 30 ottobre 1922, il re convocò Mussolini a Roma e gli affidò l’incarico di formare il nuovo governo. Mussolini, infatti, arrivò nella capitale in treno da Milano dopo aver atteso l’esito delle trattative politiche. Non conquistò il governo vincendo le elezioni: fu nominato dal sovrano in una situazione di grave crisi istituzionale, sotto la pressione della mobilitazione fascista e dopo anni di violenze contro gli avversari politici.

È questa la verità storica: la Marcia su Roma, il mancato stato d’assedio e la nomina regia del 30 ottobre 1922. Non una vittoria elettorale che consegnò democraticamente il governo a Mussolini.

In seguito, il fascismo trasformò progressivamente il governo in una dittatura. Le leggi fascistissime del 1925 e del 1926 consolidarono la repressione delle opposizioni, la soppressione delle libertà politiche, la censura e lo smantellamento delle istituzioni democratiche.

Le elezioni del 1924, svoltesi in un clima di intimidazione e violenza e segnate da gravi brogli e abusi, si conclusero con la vittoria della lista fascista. Dopo la denuncia dei brogli da parte del deputato socialista Giacomo Matteotti, rapito e assassinato da una squadra fascista nel giugno 1924, la crisi politica venne utilizzata dal regime per accelerare la distruzione della democrazia.

Questi sono fatti storici documentati, non opinioni personali.

È davvero sconcertante che, mentre si pretende dalle persone straniere una conoscenza approfondita della storia italiana, si possa raccontare in televisione una vicenda così importante in modo completamente sbagliato.

La storia non è uno strumento da utilizzare a proprio piacimento per alimentare propaganda politica. Non si riscrive per convenienza e non si manipola per giustificare il passato.

Conoscere la storia del Paese in cui si vive non dovrebbe servire a umiliare qualcuno o a stabilire chi abbia diritto di sentirsi italiano, ma a comprendere il valore della democrazia, le responsabilità di chi esercita il potere e il prezzo pagato da chi ha combattuto contro il fascismo.

Caro Vannacci, prima di pretendere che siano gli altri a studiare la storia italiana, sarebbe opportuno ripartire dai libri di storia.

Perché la memoria storica non è un’opinione, la verità non è propaganda e la democrazia non si difende falsificando il passato.


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