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Ibrahim Traoré parla della tratta araba degli schiavi africani
di Anna Carla Amato
Il capitano Ibrahim Traoré si è presentato davanti al suo popolo e ha infranto un silenzio durato oltre mille anni. Ha parlato della tratta araba degli schiavi. Non sottovoce, né in saggi accademici, ma ad alta voce, in un discorso televisivo rivolto a una nazione a stragrande maggioranza musulmana.
"Sono arrivati, prima di tutto, con le conquiste arabo-musulmane. Si tratta di oltre mille anni di schiavitù in Africa". Non si è fermato qui. Ha parlato di uomini castrati affinché non potessero generare figli. Ha ricordato che l'ultimo mercato degli schiavi ha chiuso i battenti solo nel 1962, a Medina.
Non si tratta di un attacco all'Islam; lo stesso Traoré è musulmano. È una denuncia contro un crimine storico rimasto sepolto, mentre della tratta transatlantica degli schiavi si discute ovunque. Egli sta dicendo ciò che l'intero continente ha avuto paura di dire: che l'Africa è stata ridotta in schiavitù da due sistemi, ma che solo di uno è concesso mantenere viva la memoria.
La reazione è stata immediata. Gli Stati del Golfo sono andati su tutte le furie. Alcuni esponenti del clero musulmano hanno definito le sue parole islamofobe.
Ma Traoré non aveva ancora finito. Ha annunciato inoltre che il Burkina Faso avrebbe richiamato in patria centinaia di studenti impegnati nello studio della Sharia nei paesi arabi, avvertendo che alcuni di loro tornano con insegnamenti incompatibili con la coesione nazionale. Ha ribadito che lo Stato è laico e che nessuna legge religiosa — inclusa quella islamica — lo governerà.
Perché tutto questo è importante? Perché il Sahel è in fiamme. I gruppi jihadisti uccidono civili e l'ideologia che utilizzano per il reclutamento è una versione distorta della stessa fede praticata da Traoré. Egli non incolpa l'Islam, ma un radicalismo importato, finanziato e diffuso dall'esterno dell'Africa. Denunciando la tratta araba degli schiavi, egli scardina l'autorità spirituale che il clero straniero ha esercitato sui musulmani africani per secoli.
Nel corso del discorso ha posto ripetutamente una domanda, un interrogativo che dovrebbe figurare su ogni libro di testo scolastico africano: "Siamo forse maledetti?".
La sua risposta è no. L'Africa non è maledetta. L'Africa è stata conquistata, colonizzata e ridotta in schiavitù da due sistemi diversi: uno proveniente dall'Occidente e l'altro dall'Oriente. E l'unico modo per spezzare la maledizione è darle un nome, parlarne e rifiutarsi di lasciarla più ridurre al silenzio.
 
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