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ICE butta a terra infermiera che ora fa causa
di Vitoria Sobral
Agenti dell'ICE col volto coperto hanno scaraventato a faccia in giù sul cemento un'infermiera di 69 anni, fuori da un centro di detenzione del New Jersey. Ora lei chiede un risarcimento di 500.000 dollari e di poter far valere le proprie ragioni in tribunale.
Nel giorno del Memorial Day, Norma Bowe – infermiera professionale e docente della Kean University – stava gestendo la sua clinica mobile gratuita a bordo di un camper, proprio fuori da Delaney Hall, il centro di detenzione dell'ICE a Newark, nel New Jersey. Aveva appena auscultato il torace di una bambina di 10 anni in preda all'iperventilazione perché il padre era rinchiuso nella struttura; la notizia è stata riportata per la prima volta da Erika Hayasaki sul Guardian.
Poi la Bowe ha visto degli agenti trascinare una giovane donna sull'asfalto, afferrandola per le braccia. La maglietta della donna era stata strappata, lasciandola in reggiseno, e lei gridava aiuto.
La Bowe, con lo stetoscopio al collo, si è diretta verso di lei. Secondo la sua denuncia, un agente col volto coperto l'ha spinta da dietro mentre un altro si avvicinava di lato. E' volata in aria, ha rimbalzato una volta ed è caduta battendo la testa sul cemento. Qualcuno tra la folla ha gridato: "E' un'operatrice sanitaria!".
Alcuni sconosciuti l'hanno aiutata a rialzarsi; stando alla sua versione, gli agenti non lo hanno fatto.
La Bowe ha raccontato che, mentre cadeva, ha pensato ad Alex Pretti, l'infermiere del Minnesota ucciso dagli agenti federali dopo essere intervenuto in aiuto di una donna che loro avevano spinto.
Bowe ha riportato una commozione cerebrale, la frattura della rotula, tre lesioni al menisco e un trauma all'orbita oculare. A distanza di mesi soffre ancora di mal di testa e disturbi del sonno, e i problemi al ginocchio le rendono difficile prendersi cura del nipotino neonato. Due giorni dopo l'accaduto, è tornata a Delaney Hall – con il viso ancora segnato dalle escoriazioni – per continuare a gestire la clinica.
Il Dipartimento per la Sicurezza Interna (Homeland Security), da cui dipende l'ICE, ha sostenuto che i suoi agenti "hanno usato la forza minima necessaria".
I video ripresi da diverse angolazioni sembrano mostrare la Bowe mentre viene spinta e cade a faccia in giù. Il Dipartimento non ha risposto alle accuse specifiche contenute nella denuncia.
L'ACLU (Unione per le libertà civili) del New Jersey ha depositato l'istanza il 29 luglio. Si trattava di una delle 54 istanze presentate contro il governo federale in 17 stati e nel Distretto di Columbia. Il governo ha a disposizione sei mesi per rispondere prima che la questione possa trasformarsi in una causa legale.
Anche in quel caso, la donna farebbe causa agli Stati Uniti, non ai singoli agenti. A decidere il caso sarebbe un giudice, non una giuria, e non le verrebbero riconosciuti danni.
I suoi avvocati non sono ancora riusciti a identificare gli agenti. Esistono delle fotografie, ma le maschere rendono l'identificazione quasi impossibile.
"Se questo è ciò che mi fanno fuori, restando impuniti", ha detto Bowe, "cosa diavolo stanno facendo alle persone che si trovano internate?"
 
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