 |
Le radici cristiane d'Europa
di
Giuseppe Franco Arguto
𝐋'𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢𝐭𝐚̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐭𝐞𝐧𝐝𝐞 𝐝𝐢 𝐝𝐢𝐟𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐧𝐚𝐬𝐜𝐞, 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐥𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐚, 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐞𝐦𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐧𝐢𝐞𝐫𝐢.
Nella notizia pubblicata da Internazionale sull'approvazione del nuovo regolamento europeo sui rimpatri c'è un passaggio che merita di essere letto due volte: nei centri costruiti fuori dall'Unione, le persone "saranno trasferite con la forza".
Il regolamento riguarda chiunque non abbia, o non abbia più, un titolo per restare, e tra loro ci sono molti richiedenti asilo la cui domanda è stata respinta. Come spiega la scheda pubblicata da diritto.it, il ricorso non sospende automaticamente l'allontanamento: la sospensione resta affidata al giudice.
La destinazione non è necessariamente il paese d'origine: il comunicato sull'accordo tra Parlamento e Consiglio, riportato da LaPresse, chiarisce che può essere qualunque paese terzo con cui sia stata firmata un'intesa, purché rispetti, sulla carta, i diritti umani e il divieto di respingimento. Euronews aggiunge che la persona può non avere con quel paese alcun legame, che non è previsto un limite alla permanenza e che il divieto di trasferimento vale per i minori soli, ma non per i bambini che viaggiano con i genitori.
Che uno Stato regoli i propri confini non scandalizza nessuno, e neppure la tradizione cristiana lo esclude: il Catechismo chiede alle nazioni più ricche di accogliere lo straniero "nella misura del possibile" (Catechismo della Chiesa cattolica, n. 2241).
La contraddizione sta altrove: questa norma è stata sostenuta in larga parte da forze politiche che rivendicano con insistenza le radici giudaico-cristiane dell'Europa, e che usano quella formula come un confine tra un "noi" da proteggere e un "loro" da tenere fuori. Ma la radice invocata dice altro, in quanto il testo da cui discende prescrive di amare il forestiero "come te stesso, perché anche voi siete stati forestieri in terra d'Egitto" (Levitico 19,34), e il Vangelo fa dell'accoglienza un criterio del giudizio finale: "ero straniero e mi avete accolto" (Matteo 25,35).
L'identità che si pretende di difendere nasce, alla lettera, dalla memoria di essere stati stranieri e brandirla per giustificare il trasferimento coatto di una persona in una terra che non è la sua significa rovesciarne il senso.
Non è un'obiezione che viene soltanto da fuori, perché all'indomani del voto, come hanno riferito Avvenire e Vatican News, i vescovi dell'Unione europea riuniti nella COMECE (Commissione delle Conferenze episcopali dell'Unione europea) hanno espresso preoccupazione per la dignità delle persone e per l'unità delle famiglie.
Nella loro dichiarazione sul regolamento, gli Istituti missionari italiani hanno osservato che molti dei voti favorevoli provenivano da partiti di dichiarata ispirazione cristiana.
Le radici, a quanto pare, si possono invocare senza conoscerle.
Chi le conosce, invece, le riconosce subito quando vengono tradite.
 
Dossier
diritti
|
|