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Carburanti e prese in giro
di
Elisa Fontana *
Correggetemi se sbaglio. Giorgina passa praticamente tutta l’estate al telefono con Descalzi, amministratore delegato dell’ENI, per contrattare uno sconto sui carburanti, visto che lo sconto governativo, dopo essere costato più di due miliardi, non è più sostenibile. Alla fine, con suono di fanfare e squilli di trombe, l’ENI comunica un tetto massimo per i carburanti, cui si accodano altre grosse compagnie.
Ma l’ENI nel comunicare tutto ciò specifica che questo prezzo massimo stabilito “era correlato alle agevolazioni fiscali sulle accise in vigore”. Traduzione, quando scadrà l’ultimo decreto sulle accise (cioè ieri) il governo, come promesso, dovrà attivare il meccanismo delle accise mobili: l’IVA guadagnata con i rincari del carburante non sarà incamerata dallo Stato ma verrà usata per scontare i prezzi alla pompa.
Cioè, dice l’ENI, il prezzo massimo stabilito era in relazione o ad un decreto governativo o, scaduto il decreto, in relazione al meccanismo delle accise mobili. Insomma, il governo avrebbe dovuto continuare a fare la sua parte, con strumenti diversi.
Bene, è arrivato il 6 ottobre, l’ultimo decreto accise è scaduto e il governo non ha pensato minimamente a fare scattare le accise mobili con lo splendido risultato che oggi il tetto massimo stabilito da ENI e dagli altri è stato ritoccato verso l’alto di 6 centesimi, cioè quanto prima era coperto dal decreto del governo e avrebbe dovuto essere coperto dal meccanismo delle accise mobili.
E così, dopo l’ennesima cialtronata propagandistica del governo, l’ENI non perde un centesimo, il governo non perde niente anch’esso perché per perdere la faccia bisognerebbe prima politicamente avercela e vedete voi chi ci perde in tutta questa farsa indegna.
Tutto questo, naturalmente, perché erano pronti.
* Coordinatrice Commissione Politica e questione morale dell'Osservatorio
 
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