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L'anomalia
di Raffaele Florio
Per organizzare una sagra di paese con tre gazebo e quattro panini alla salsiccia, la burocrazia italiana ti impone diciassette timbri, il piano d'evacuazione firmato da tre ingegneri della NASA, le vie di fuga larghe come autostrade e l'estintore d'ordinanza anche vicino al banco dei dolciumi.
Per blindare un'area con duemila studenti in mezzo a un cantiere, invece, pare basti un'alzata di spalle.
Mettete da parte per un attimo il solito repertorio di lacrime, indignazione a gettone e fanfare istituzionali a tragedia sfiorata. Roba già vista, già letta, già digerita.
Proviamo invece a guardare quello che è successo a Vibo Valentia per quello che è veramente: una seduta di psicoanalisi a cielo aperto su questo Paese.
Durante l'esecuzione di alcuni lavori di cantiere con mezzi meccanici ed escavatori nelle immediate vicinanze del plesso scolastico, è stata accidentalmente tranciata una condotta principale del gas metano.
Quando i ragazzi, guidati da presidi e docenti con una freddezza da applausi, tentano di guadagnare l'uscita, scoprono che le vie di fuga praticamente non esistono. L'unica strada disponibile per scappare dal pericolo passa esattamente accanto al pericolo. A pochi centimetri dalla falla, respirando a pieni polmoni la follia d'altrui fattura per poter raggiungere, a piedi e a un chilometro di distanza, un piazzale decente.
Non occorre perdersi nei corridoi della burocrazia a caccia della singola firma o del singolo capro espiatorio. Perché abbiamo trasformato gli insegnanti e i dirigenti scolastici nei custodi di un avamposto dimenticato da Dio, costretti a fare contemporaneamente i pedagogisti, i sociologi e, all'occorrenza, gli esperti di soccorso alpino per metterci una pezza quando la faciloneria esterna rischia di far saltare tutto in aria.
A Vibo non c'è stato solo un guasto tecnico. C'è stata la dimostrazione plastica che il sistema scolastico va avanti unicamente per la caratura morale di chi ci lavora dentro, spesso in totale solitudine. Se questa storia è finita bene, non è perché le istituzioni abbiano funzionato.
È perché la scuola, da sola, è stata enormemente più intelligente, rapida e responsabile di tutto ciò che la circondava.
E questa, a ben guardare, è la notizia più inquietante di tutte.
 
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