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07 ottobre 2026
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Dissenso fino a un certo punto
di Rossella Ahmad

Torno su un argomento per me marginale rispetto alle questioni davvero importanti, ma se tutte le strade portano a Roma, tutti gli argomenti portano poi a Gaza.

Il dissenso. Questo mare magnum in cui è confluito ogni genere di paranoici e frustrati, che ha imbarcato ogni tipo di disagio esistenziale, di pura e semplice incultura, di conclamata propensione verso l'autoreferenzialità, di somma strafottenza verso qualsiasi cosa esuli dalla difesa del proprio orticello.

Le sue maschere sono cadute con Gaza e con l'odio anti-islamico esattamente come quelle del governi occidentali, e ditemi voi cosa sia il dissenso la cui agenda improvvisamente coincide con quella del potere.

Una macchietta. Una tragica parodia. Un sentirsi fuori dal coro essendoci dentro con tutte le scarpe. E non rendersene conto.

Vi spiego anche come agisce, questo dissenso da barzelletta che voleva la rivoluzione ma fino a un certo punto, che si sente orfana di un cassonetto bruciato, che ride su Gaza. Sulle manifestazioni in Francia. Su Alessandro di Battista . Sulla Flottilla e sul pestaggio degli attivisti da parte di un potere che il vero dissenso dovrebbe contrastare per definizione. Sui diritti umani contratti e negati. E ditemi ancora che dissenso sia quello che non difende i diritti di tutti dall'arbitrio del potere.

I dissidenti della domenica invece ridono. Una bacheca, la mia, piena di risate da scemi del villaggio. Postano commenti da analfabeti reali in cui si dicono soddisfatti delle bombe che smembrano i civili, da Gaza a Teheran.

Chissà di quale élite sentono di fare parte, mentre l'agenda che li ridurrà ad ectoplasmi prosegue come un treno, indisturbata.

E chissà come intendono contrastarla, 'sta cosa atroce che sta per piombarci sulle spalle: con gli sfottò da decerebrati, forse. Con il consueto io speriamo che me la cavo.

Con una scheda elettorale che serve solo a sancire il nostro passaggio programmato da un padrone all'altro, tutti uguali, fino alla definitiva discesa negli inferi. Quante e quali possibilità di incidere sulle dinamiche politiche in una situazione di demolizione controllata del concetto stesso di democrazia pensano di avere, mi chiedo.

Per adesso sputano veleno su chi questo mondo provi a ribaltarlo. Su chi tenti di ribellarsi alla corda stretta intorno al collo dei popoli. Il dissenso chiede più militarizzazione del territorio e botte da orbi ai reprobi, ad ogni latitudine. Specie se all'orizzonte si palesi una faccetta nera o la sagoma di uno studente musulmano, maranza per definizione. La miseria umana è tutta qui.

Il celebre dissenso alla Feltri. Alla Bruno Vespa, volendo. Il dissenso fino a un certo punto.

Aspetto il momento - che giungerà certamente molto presto - in cui questi strambi dissidenti pro-sistema cominceranno a recriminare anche le cure che i nosocomi italiani stanno prestando ai bambini di Gaza, i pochi che riescono ad uscire da quell'inferno in terra. Anzi, già accade.

Totalmente indifferenti verso un potere blindatosi in posizioni di privilegio che nemmeno alla corte di re sole, fanno i forti coi deboli, nella migliore tradizione nostrana.

Adesso siete tranquilli. Il volo di rimpatrio di un nostro concittadino ex-parlamentare in difficoltà all'altro capo del mondo è stato da lui pagato, così come quello dei nostri connazionali sequestrati da Israele l'anno scorso fu generosamente offerto dalla Turkish Airways.

I vostri soldi fateli magnare agli oligarchi che vi strozzano, e siatene soddisfatti. Dormite il sonno degli inconsapevoli. Manco gli schiaffi in faccia siete capaci di riconoscere.

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