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La patria di Pedro non è solo la Spagna
di Alessandro Negrini *
Ci sono giorni in cui la politica smette, per un momento, di parlare di sondaggi, numeri, poltrone.
E parla di una casa.
Una casa qualunque, forse. Una porta, qualche fotografia, una vita intera appesa alle pareti.
Dentro una di quelle case, in Spagna, c’è Maricarmen, ottantasette anni.
Quando l’hanno portata via perché sfrattata, la Spagna ha visto qualcosa che sta attraversando l’Europa come un vento freddo: il momento preciso in cui la vita di una persona diventa infinitamente più piccola del valore di un immobile.
Maricarmen è stata sfrattata dalla casa in cui aveva vissuto per settant’anni, dopo che l’affitto era diventato per lei insostenibile. La sua vicenda è diventata il simbolo della crisi abitativa spagnola, una crisi che attraversa anche l’Italia e gran parte dell’Europa
Pedro Sánchez ha portato quella storia dentro il Parlamento.
Ha proposto misure per proteggere gli inquilini vulnerabili, limitare gli sfratti e intervenire sul mercato degli affitti. Il Parlamento le ha respinte.
E allora Sánchez ha fatto una cosa che la politica contemporanea sembra aver dimenticato: invece di cercare un modo per salvare la propria maggioranza e il proprio potere, ha scelto di rimettersi ai cittadini. Ha convocato elezioni anticipate.
Pedro Sánchez si è giocato tutto il potere sulla questione di una casa.
E allora, improvvisamente, la casa di Maricarmen smette di essere soltanto una casa.
Diventa anche una domanda.
Chi sono i patrioti?
Perché la parola Patria non è solo una parola.
È anche ciò che decidiamo di mettere dentro una parola.
E forse dovremmo provare a liberarla, per un momento, dai confini geografici.
Perché una patria può essere una terra, una lingua, una bandiera, una memoria. Ma è anche qualcosa di più grande del territorio sul quale abbiamo tracciato una frontiera.
La Costituzione spagnola, all’articolo 10, mette la dignità della persona e i suoi diritti inviolabili a fondamento dell’ordine politico e della pace sociale. Quella italiana, all’articolo 2, parla dei diritti inviolabili dell’uomo e dei doveri di solidarietà.
Nella Costituzione spagnola e in quella italiana - prima del territorio viene la persona.
Prima del confine viene l’essere umano.
E dentro questo principio, il contrario della Patria, allora, non è lo straniero.
È il disumano. È quando una persona diventa un numero, un costo, un ostacolo, una vita sacrificabile.
Per questo la storia di Maricarmen è più grande della porta dalla quale è stata portata via.
Quella porta separa due idee del mondo: una società nella quale la casa è una merce come le altre e una nella quale è anche il luogo minimo della dignità.
Una casa. Un luogo dove tornare.
E allora forse non è un caso che, mentre Sánchez difendeva la casa di Maricarmen, quei principi fossero già usciti dai confini della Spagna.
Il parlamento spagnolo ha riconosciuto lo Stato di Palestina nel maggio 2024. E Sánchez ha continuato a esporsi sulla situazione di Gaza, denunciando violazioni del diritto internazionale e definendo genocidio ciò che stava accadendo alla popolazione palestinese.
E allora la parola casa e la parola patria sono forse sono collegate proprio da questo.
La casa è il primo luogo nel quale impariamo che una vita ha un valore.
La Patria dovrebbe essere il luogo nel quale decidiamo che quel valore non finisce sulla soglia della nostra porta.
E allora Mercamer è patria. Il salvare il migrante nei mari, proprio nel suo essere specchio della nostra Costituzione, è patria.
Gaza, nel suo guardarci, diventa patria.
Perché la parola patria è nel punto più doloroso della sua frontiera: quello in cui l'umano ci chiede se siamo ancora capaci di riconoscerlo quando non ci appartiene.
E allora la domanda torna alla porta di Maricarmen.
Quanto vale una vita quando qualcuno decide che vale meno di qualcos’altro?
Un immobile. Un territorio. Un investimento. Una frontiera.
Una strategia militare.
Forse il punto non è se Giorgia Meloni sia più o meno patriota di Pedro Sánchez.
La domanda vera è un’altra.
Che cosa intendiamo quando diciamo Patria?
Giorgia Meloni ha fatto della Patria una delle parole centrali della sua narrazione.
Non perché una patria debba smettere di avere confini.
Ma perché una patria che riconosce la dignità soltanto a chi è dentro i propri confini, oltre a rischiare di trasformare la dignità in un privilegio, è in contraddizione, almeno in Spagna e in Italia, con la Costituzione del proprio paese.
E allora forse la Patria non è il recinto che ci protegge dagli altri. È la misura della nostra capacità di riconoscere l’umano.
È questo, forse, che la storia di Maricarmen ci mette davanti agli occhi.
Non una lezione di politica.
Ma uno specchio.
Per questo, oggi, guardo Madrid e guardo Roma.
E penso che una cosa almeno possiamo dirla.
Grazie, Pedro Sánchez.
Non perché sia un santo. La politica non ha bisogno di santi. Ma per aver messo la la dignità - sancita dalla Costituzione, dentro e fuori i propri confini, al centro della sua battaglia politica.
Il 29 novembre saranno gli spagnoli a decidere.
Ma la casa di Maricarmen, ormai, è uscita dalla Spagna.
È diventata una domanda per tutti noi.
Una domanda che può entrare in un Parlamento, in una piazza, in una redazione, perfino in una cucina mentre qualcuno prepara il caffè:
chi ci mettiamo dentro, quando diciamo Patria?
* Componente del Comitato Scientifico dell'Osservatorio
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