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Il professore senza nome
di Edoardo Morello
Insegna matematica. Ha passato i sessanta, vive a Petah Tikva, tiene lezione alla Bar-Ilan. E per più di tre anni, dice l'atto d'accusa depositato oggi al tribunale di Lod, ha fatto i conti.
Dodici cellule. Sei uomini ciascuna, settantadue armati in tutto. Attacchi simultanei nelle città miste e nei villaggi arabi, da filmare e far girare sui social, perché la paura corresse più veloce dei proiettili.
Centinaia di morti messi a bilancio, si parla di settecento, e gli altri in fuga verso la Giordania, il Libano, Gaza.
Al piano aveva dato anche un titolo: 𝘐𝘭 𝘱𝘰𝘱𝘰𝘭𝘰 𝘦𝘴𝘦𝘨𝘶𝘪𝘳𝘢̀ 𝘪𝘭 𝘵𝘳𝘢𝘴𝘧𝘦𝘳𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰. Haaretz titola: 𝘗𝘳𝘦𝘯𝘥𝘦𝘳𝘦 𝘥𝘪 𝘮𝘪𝘳𝘢 𝘥𝘰𝘯𝘯𝘦 𝘦 𝘣𝘢𝘮𝘣𝘪𝘯𝘪.
DUE PESI
Va detto, per onestà: non ha reclutato nessuno. Ha bussato a ex ufficiali, giornalisti, accademici di destra. Ha cercato Moshe Feiglin, candidato alla Knesset, e quando quello non ha risposto gli ha fatto recapitare una lettera di minacce.
Feiglin lo ha denunciato. Lo hanno arrestato due settimane fa, l'università lo ha sospeso.
Eppure il suo nome non lo sappiamo. Un tribunale ne ha vietato la pubblicazione. Leggo i titoli e trovo "docente", "accademico", "professore". Parole in giacca e cravatta.
Allora faccio l'esercizio più semplice, quello che lui conosce bene: la sostituzione. Tolgo il matematico di Petah Tikva e metto un insegnante di Jenin, o di Umm al-Fahm. Stesso piano, stessi numeri, parti rovesciate.
Avremmo già il nome, la faccia, la via di casa con le ruspe davanti, l'albero genealogico fino ai cugini. Avremmo le dirette, gli speciali, gli editoriali sulla cultura dell'odio. E quella parola, terrorista, stampata in prima riga e non a metà pezzo.
Qui invece un trafiletto, quando va bene. Poi si cambia canale.
Stasera, quanti telegiornali apriranno con questa storia?
𝘍𝘰𝘯𝘵𝘪: 𝘏𝘢𝘢𝘳𝘦𝘵𝘻, 𝘐𝘴𝘳𝘢𝘦𝘭 𝘏𝘢𝘺𝘰𝘮, 𝘪24𝘕𝘌𝘞𝘚, 𝘛𝘩𝘦 𝘔𝘦𝘥𝘪𝘢 𝘓𝘪𝘯𝘦, 𝘑𝘕𝘚
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