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Calderone e conflitto d'interessi
di Roberto Neri
Di solito i programmi urlati di Retequattro, ma anche quelli in apparenza più composti di TeleMeloni, mettono alla berlina i politici che incappano in vicende poco chiare. Stavolta no, e tutti zitti o a parlare d'altro, possibilmente male dell'opposizione piuttosto che dei guai italiani.
Chiedo scusa per il prologo e mi spiego: Matina Calderone, 61 anni, ministra del Lavoro nominata direttamente dalla Meloni in quanto non sarebbe in quota ad alcun partito, risulta che abbia "messo del suo", letteralmente, nel DDL sulla CONCORRENZA attualmente in discussione alla Camera, e fin qui niente da dire poiché il tema investe, seppur marginalmente, il suo dicastero.
Quel codicillo infilato oplà dalla ministra permetterebbe da ora anche ai Consulenti del lavoro il deposito dei bilanci, atto che finora spettava ai soli Commercialisti, i quali si sono risentiti. "Altro che concorrenza!" ha tuonato il presidente dei ragionieri che ci fanno il 730 e redigono i bilanci, "questo è un palese CONFLITTO DI INTERESSI!". E pare avere ragione.
La Calderone è stata per due decenni fino al 2022 a capo dell'Ordine dei Consulenti del lavoro, e possedeva il 50 per cento del suo avviato studio di Consulenza sul lavoro che ora ha ceduto al marito Rosario De Luca, titolare dell'altro 50 per cento della medesima, fiorente, attività di famiglia.
La legge sul conflitto di interessi in vigore in Italia non può nulla in questi casi. D'altra parte quella legge colabrodo, a maglie larghissima, è rispettosa di chi si fa bellamente gli affari suoi, anche se ha la carica di ministro.
Non è un caso che il conflitto di interessi da noi sia regolato da norme varate nel 2004 dal secondo governo Berlusconi, e che porti la firma del suo ministro Franco Frattini, cioè di uno che si è sempre spacciato per "moderato". Già, proprio come la legge che ha partorito.
 
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