 |
Ricordare non basta
di Soumaila Diawara
Dodici anni fa, davanti a Lampedusa, 368 persone morirono nel Mediterraneo. Non erano numeri. Erano esseri umani, con un nome, una storia, una famiglia e il diritto di vivere.
Chi era sul molo Favaloro quel giorno ha visto ciò che nessuna statistica potrà mai raccontare: corpi recuperati dal mare, superstiti sconvolti, famiglie distrutte.
Oggi ricordiamo quella tragedia, ma non possiamo limitarci alla memoria.
Perché mentre celebriamo la Giornata nazionale della Memoria e dell’Accoglienza, il Mediterraneo continua a trasformarsi in un cimitero.
E allora bisogna avere il coraggio di dirlo: non è inevitabile che le persone muoiano in mare. È il risultato di scelte politiche, di frontiere sempre più chiuse e di vie legali e sicure che continuano a mancare.
Ricordare i 368 morti significa anche denunciare tutto ciò che permette che altre persone continuino a rischiare la vita per cercare salvezza.
La memoria, se non diventa responsabilità, rischia di essere soltanto una cerimonia.
Il 3 ottobre non deve essere soltanto il giorno del ricordo. Deve essere il giorno in cui ci chiediamo perché, ancora oggi, continuiamo a permettere che accada.
 
Dossier
diritti
|
|