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Una bella storia italiana
di Elisa Fontana
La Procura di Napoli avrebbe scoperto un vero e proprio sistema corruttivo tra imprenditori e pubblici ufficiali nei cantieri che stanno costruendo l’alta velocità tra Napoli e Bari. La Guardia di Finanza ha notificato 20 misure cautelari, di cui 10 ai domiciliari, nei confronti di imprenditori e pubblici ufficiali impegnati nei cantieri della tratta ferroviaria. Le accuse? Corruzione, caporalato, emissione di fatture per operazioni inesistenti. Un grande classico insomma.
Secondo le accuse alcuni dei responsabili delle imprese impegnate nei lavori avrebbero incassato mazzette e varie utilità per garantire ai subappaltatori priorità nei contratti, nei pagamenti e, soprattutto girarsi dall’altra parte davanti a difformità tecniche. Esempio fatto dagli inquirenti: l’impresa madre favorisce l’azienda sub appaltatrice nell’acquisizione di contratti. In cambio l’azienda vincente mette a disposizione del facilitatore e della famiglia una imbarcazione con skipper per gite fra Capri e Ischia e soggiorno in hotel 5 stelle a Napoli.
Altri, facilitando i pagamenti alle ditte sub appaltatrici, avrebbero avuto a disposizione una Porsche per portare in vacanza la famiglia, tagliaerba atomici, visto il prezzo (oltre 3 mila euro) e 5 mila euro in contanti. E ancora, il capocantiere che aiuta nel contabilizzare lavori eseguiti in modo diverso dalle prescrizioni tecniche avrebbe preso 2 mila euro, ottenuto l’assunzione di un parente, una vacanza con la famiglia a Baia Domizia e la promessa di centomila euro.
Ma come se non bastasse già questa presunta indecenza, i magistrati aprono il capitolo del caporalato e dello sfruttamento dei lavoratori egiziani in forza ad una delle ditte. Alcuni venivano assunti dal caporale egiziano, ottenevano il regolare permesso di soggiorno e dopo pochi giorni sparivano nella totale distrazione della ditta. Per ognuno di questi giochetti il caporale egiziano lucrava 1500 euro.
E già che c’erano veniva falsificata la documentazione attestante la frequenza dei corsi sulla sicurezza.
Dalle intercettazioni emergono turni di lavoro “di 10,12, 14, 16, 20 ore”, senza giornate festive e dormendo come animali nelle baracche. Uno di questi gentiluomini, intercettato, cercava un rudere di campagna perché “ci devo mettere dentro una decina di talebani”.
Ma la galleria dei presunti orrori si arricchisce ancora: il calcestruzzo impiegato nei lavori avrebbe una resistenza inferiore a quella prevista e questo capitolo porterebbe al gruppo Marinelli che raggruppa varie aziende, un paio delle quali sono state raggiunte nel passato da interdittive antimafia.
Insomma, lo spaccato che emerge dai primi passi di questa inchiesta è devastante, ma non suscita nessuna meraviglia e persino i pacchi natalizi scambiati da questi gentiluomini e infarciti di torroni, panettoni e 100 mila euro a botta fanno quasi tenerezza. Non meraviglia il sistema degli appalti e dei sub appalti a cascata che da anni i sindacati indicano come fattore primo della mancanza di sicurezza nei cantieri e di occasione di corruzione.
Non meraviglia il calcestruzzo depotenziato, un must dei lavori pubblici, tanto poi se crolla un viadotto si troverà una scappatoia o una bella prescrizione. Non meravigliano la ministra del lavoro e la presidente del consiglio che ad ogni morto sul lavoro si dicono affrante, sapendo benissimo che mancano ispettori del lavoro in quantità e che la loro patente a punti è un’oscena presa in giro sulla sicurezza dei lavoratori.
Non meraviglia lo stordito silenzio del popolo che ha totalmente cancellato il fatto che tutti coloro che rubano, intrallazzano, corrompono lo fanno sulla loro pelle e su quella dei loro figli.
Ieri a Madrid è sceso in piazza un intero popolo per dire a Sanchez di firmare il decreto che avrebbe regolato e calmierato gli affitti, in mano ormai solo ai fondi di investimento immobiliare. E Sanchez ha firmato, permettendo a Maricarmen sfrattata a 89 anni, di rientrare nella sua casa con un contratto decente per altri otto anni.
Noi non scendiamo in piazza, non ci rendiamo nemmeno conto che ogni euro rubato è un euro rubato a noi, ci siamo quietamente arresi al fatto che per andare avanti occorra la conoscenza, l’amico. E davvero mi si staglia davanti amaramente la scena dell’immortale Alberto Sordi che passando davanti ad un gruppo di operai al lavoro grida loro “lavoratoriiiii”, accompagnando il tutto con il gesto dell’ombrello e una sonora pernacchia. Solo che almeno quelli lo inseguirono infuriati, qui le pernacchie volano senza sosta e senza nessuna reazione.
* Coordinatrice Commissione Politica e Questione Morale dell'Osservatorio
 
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