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"Solo italiani sul bus". Denuncia a Fossano
di Soumaila Diawara
Una ragazzina di 14 anni, di origine marocchina, con un regolare biglietto in mano, stava semplicemente cercando di tornare a casa dopo la scuola.
Secondo il racconto della ragazza e della sua famiglia, davanti alla stazione di Fossano sarebbe stata fermata dall’autista di un autobus sostitutivo, che le avrebbe detto:
«Faccio salire solo gli italiani, non gli stranieri».
Se questa frase fosse stata realmente pronunciata, non saremmo davanti a una semplice discussione o a un equivoco. Saremmo davanti a un episodio gravissimo, nel quale una minorenne sarebbe stata esclusa da un servizio pubblico sulla base della sua origine.
La ragazza, sempre secondo il racconto della famiglia, sarebbe rimasta sola alla stazione, nonostante fosse regolarmente munita di biglietto per raggiungere Cuneo.
A quel punto avrebbe telefonato al fratello maggiore, raccontandogli quanto accaduto. Il fratello ha raggiunto la sorella e, preoccupato per la situazione, ha atteso il passaggio successivo dello stesso autobus per chiedere spiegazioni all’autista.
Il confronto è stato filmato.
Nel video realizzato dal fratello si vede l’autista mentre viene affrontato. Secondo quanto riferito dalla famiglia, mentre stavano arrivando i Carabinieri, chiamati dal fratello, l’uomo alla guida si sarebbe allontanato dal posto.
La famiglia ha deciso di non lasciare cadere la vicenda nel silenzio. Ha chiamato i Carabinieri, si è rivolta a un legale e ha segnalato il caso alla Rete regionale contro le discriminazioni.
L’azienda indicata dalla famiglia è la STAT di Casale Monferrato, che gestiva il servizio sostitutivo sulla tratta Fossano-Cuneo.
Ora sarà necessario accertare con precisione cosa sia accaduto e cosa sia stato effettivamente detto.
Ma una cosa dovrebbe essere semplice: una ragazzina di 14 anni dovrebbe poter salire su un autobus con un biglietto regolarmente acquistato, senza dover dimostrare di essere italiana.
E c’è anche un’altra questione che non possiamo ignorare.
Oltre alle eventuali responsabilità individuali dell’autista, episodi di questo tipo devono farci riflettere sulle conseguenze di anni di propaganda politica costruita troppo spesso sulla contrapposizione tra «italiani» e «stranieri», tra «noi» e «loro».
Da Meloni a Salvini, fino a Vannacci, nel dibattito pubblico sono state diffuse narrazioni che hanno contribuito, secondo una parte della società civile e del dibattito pubblico, a rappresentare sempre più spesso gli stranieri come un problema, una minaccia o persone che dovrebbero avere meno diritti.
Pensare che le parole pronunciate per anni nello spazio pubblico non abbiano conseguenze quando vengono trasformate in comportamenti quotidiani sarebbe ingenuo.
Perché se un adulto arriva a dire a una ragazzina di 14 anni «faccio salire solo gli italiani», il problema non riguarda soltanto quella frase.
Riguarda anche il clima nel quale certe frasi possono essere pronunciate pensando, magari, di poterlo fare.
Una ragazzina dovrebbe poter tornare a casa da scuola senza sentirsi dire che la sua origine la rende meno degna di salire su un autobus.
Il razzismo non può diventare una consuetudine.
Non può essere normalizzato.
E soprattutto non può essere fatto pagare a una ragazzina di 14 anni che aveva semplicemente un biglietto in mano e voleva tornare a casa.
 
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