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28 settembre 2026
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Polonia-Bielorussia: incontro a New York - 2
di Francesco Dall'Aglio

SECONDA PARTE

All'opposizione bielorussa queste prove di disgelo non staranno bene. Va detto che non attraversa un gran momento di forma e paradossalmente la scarcerazione di Sergei Tikhanovsky, il marito di Sviatlana Tikhanovskaya, la leader dell'opposizione che gode dell'incondizionato appoggio di Bruxelles e che era entrata in politica proprio in seguito all'arresto del marito nel 2020, ha peggiorato la situazione.

I rapporti tra i due, infatti, sono pessimi e il 23 settembre Sergey, che ora vive a Los Angeles, ha diffuso un video nel quale le attribuisce “metodi dittatoriali” e accusa la sua squadra di comportarsi “in modo vile e spregevole”, strumentalizzando la malattia del figlio (una storia purtroppo molto triste) per dare a Sviatlana un ruolo molto più importante di quello avuto (il media indipendente bielorusso Zerkalo commenta il loro conflitto e le conseguenze che può avere per l'opposizione bielorussa). Anche di questa storia mi sa che i nostri media non hanno parlato, perché si sa che i dissidenti son tutti giovani e belli, e si vogliono tutti sempre molto bene.

E non sta certamente bene nemmeno all'Ucraina, che ovviamente preferisce che ci siano quanti più elementi di tensione possibile ai suoi confini sperando che possano portare a un coinvolgimento diretto della NATO, o almeno di alcuni dei suoi membri e segnatamente della Polonia. Ma, come avevamo accennato, se il sostegno del governo polacco resta saldo, gli “irritanti” tra i due Paesi (per usare una frase cara a Lavrov) aumentano sempre più, e le elezioni che si terranno nell'ottobre 2027 potrebbero cambiare il quadro se al potere dovesse andare una coalizione di nazionalisti e conservatori.

La campagna elettorale ovviamente è già cominciata, e l'Ucraina sarà come sempre uno degli argomenti principali. Il 21 settembre Jarosław Kaczyński, il capo del PiS, ha dichiarato che all'inizio del conflitto l'Ucraina intendeva trascinare la Polonia in guerra, e che quello era il senso delle affermazioni di Zelensky fatte al Parlamento polacco nel marzo 2022, secondo le quali ormai tra i due Paesi non c'era più un confine.

Due giorni prima, il 19 settembre, era stato inaugurato a Varsavia un ufficio del “Veteranskiy Korpus”, associazione che fa capo al III Corpo d'Armata ucraino, ossia al battaglione Azov. L'ufficio non si occupa di reclutamento ma di fornire servizi e assistenza ai veterani ucraini e alle loro famiglie e si trova nell'UA HUB di Varsavia, un centro polifunzionale per la comunità ucraina in Polonia la cui esistenza già faceva storcere il naso a parecchi nazionalisti polacchi prima ancora che nell'edificio mettesse le tende il battaglione Azov.

Non a caso l'evento è stato immediatamente criticato dalla stampa nazionalista più radicale, come ad esempio Kresy.pl: Kresy Wschodnie è il nome dei territori appartenuti alla Polonia e oggi divisi tra Ucraina, Bielorussia e Lituania, il che lascia chiaramente intendere la posizione della testata. Paweł Usiądek, uno dei leader di Konfederacja, altra formazione nazionalista, ha subito rilanciato la notizia (link 5), sottolineando il pericolo, già notato dalle autorità polacche, di queste “concentrazioni di persone con esperienza di combattimento” che non sembrano intenzionate ad andarsene dalla Polonia, prontamente imitato da Grzegorz Braun, altro politico di Konfederacja noto ai più per aver spento con un estintore le candele di una menorah al parlamento polacco il 12 dicembre 2023.

Manco a farlo apposta, proprio il 24 settembre un reduce dell'esercito ucraino rifugiato in Polonia ha ucciso a coltellate un prete e ferito altre quattro persone nell'abbazia benedettina di Jarosław. La combinazione “crimine violento”, “attacco ai valori tradizionali polacchi” e “reduce ucraino” non è stata per niente apprezzata dai media e dalla società polacca. La situazione resta tesa.


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