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02 settembre 2026
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Fatta la legge...
di Elisa Fontana*

Stiamo assistendo da parecchio tempo ad un balletto così indecoroso sulla legge elettorale da sembrare la sceneggiatura di un film demenziale che si trascina da mesi e del quale non si vede né la ratio, né la fine. Vero è che nessuno può dirsi estraneo a questo malvezzo di modificare ad ogni soffio di vento la legge elettorale, ma con questo governo si stanno oltrepassando tutti i limiti, soprattutto quelli del ridicolo.

Sostanzialmente possiamo dire che abbiamo assistito a due macrofasi: ante Vannacci e post Vannacci. Prima di Vannacci la giustificazione ufficiale ad una nuova legge era la volontà di ottenere governi stabili. Che detto dal governo che domani festeggerà l’essere il più longevo della Repubblica, con una maggioranza parlamentare bulgara ha proprio il sapore della presa in giro del prossimo.

E’ chiaro che la legge veniva manomessa soprattutto per eliminare i collegi uninominali che, stando ai sondaggi del tempo, sarebbero stati appannaggio del centro sinistra, permettendogli di vincere le elezioni. In più era previsto un presidenzialismo di fatto con l’indicazione sulla scheda del nome del premier, perché una picconata alla Costituzione non fa mai male. Dunque, massima resa con piccola spesa.

Poi, però, è arrivato l’uragano Vannacci che grazie al callido fiuto politico di Salvini ha usato la Lega come un taxi per poi mettersi in proprio e macinare percentuali da brivido, mangiando voti e uomini a tutta la maggioranza. La Lega è in caduta libera, Forza Italia annaspa e anche FDI ha avuto il suo salasso. Alla luce di tutto questo sconquasso, la riforma della legge elettorale ha assunto tutto un altro sapore e un’altra importanza.

E assistiamo così da settimane ad una maggioranza sull’orlo di una crisi di nervi e ad una presidente del consiglio preda dei sondaggi. E a secondo del responso dell’ultimo sondaggio il premio di maggioranza dal 42 scende al 40%, ma è possibile anche al 38. Poi spuntano le preferenze, ma solo nel titolo, perché i primi posti delle liste sono blindati e bloccati, mentre le preferenze scattano in pratica per coloro che non saranno eletti, quasi sempre donne. E, ancora, non dovesse raggiungere nessuno il premio di maggioranza inventiamoci un ballottaggio fra le coalizioni di centrodestra e centrosinistra, così magari al secondo turno chiederemo i voti a Vannacci.

Ma no, Forza Italia e Lega hanno detto no, poi chissà, magari al prossimo sondaggio… Anche se credo che così possiamo perdere l’occasione di entrare nel Guinness dei primati come primo Paese al mondo che prevede un ballottaggio nazionale fra coalizioni. Se non ci ferma prima la Corte Costituzionale.

Mi fermo qui, ma credo di aver ampiamente mostrato in che mani siamo, ove mai ce ne fosse ancora bisogno dopo quattro anni di giri a vuoto, di inasprimenti securitari, di tentativi di eversione della Costituzione (perché quello è indicare il nome del premier sulla scheda) e di totale immobilismo su tutto il resto. E’ bastato l’arrivo di Vannacci per scompigliare tutto il quadro e dimostrare, soprattutto, la pasta di statista di cui è fatta la presidente del Consiglio.

Ricordava Gianfranco Pasquino ieri su Domani che le democrazie scandinave, che sono in testa alle valutazioni della qualità delle democrazie, scelsero un sistema elettorale all’inizio del Novecento e a tutt’oggi continuano a votare con quel sistema. Ora sapendo benissimo di non essere in Scandinavia non ambirei a cotanta grazia, ma ad un po’ più di senso del ridicolo certamente.

Altrimenti c’è un modo infallibile di fare una legge elettorale perfetta che mi sento di suggerire a Meloni: facciamo prima le elezioni e poi, a seconda del risultato, la legge elettorale. Trovo che sarebbe sicuramente più serio.

* Coordinatrice Commissione Politica e Questione morale dell'Osservatorio


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