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NO dell'Islanda alla UE: un segnale o un modello?
di Antonio Matteini
Spesso ci si racconta, anche con una discreta dose di ragione e rassegnazione, che se il voto fosse uno strumento utile ad apportare cambiamenti radicali, non ci sarebbe messo a disposizione dalle classi dominanti.
Se agli islandesi è stato concesso di potersi liberamente esprimere sull'interruzione del percorso di adesione all'UE, ci sono garanzie solide che ciò non costituisca un problema reale per l'occidente.
La posizione dell'Islanda è strategicamente molto importante e nessuno si sogna di consentire a quel mezzo milione scarso di vichinghi di esercitare pienamente la sovranità sulla propria Terra.
Non è però da ignorare un segnale del genere, come non fu ignorabile il voto inglese di qualche anno fa.
Ci sono poi altre dinamiche interne che determinano i risultati di una votazione, ma la tendenza generale che si può riscontrare è che i Popoli prima anche dei propri governi, sembrano capire che - dopo che un Padrone ti ha reso non autosufficiente e vulnerabile - la scelta praticamente obbligata è tra costituire un'associazione di servi che fingono di cooperare per affrancarsi dal padrone o fare l'opposto e slegarsi per poter avere un rapporto più diretto con quel padrone.
La speranza è che quel padrone abbia un occhio di riguardo per chi appare più servile e non c'è modo migliore per apparire più servili che fare una pernacchia agl'altri servi per gettarsi a capofitto, a lingua di fuori tra le natiche del padrone.
La grande sconfitta dell'Europa è proprio rappresentata dal rispetto di questa dinamica anche davanti ad un padrone - gli USA - sempre più in brache di tela e che prende schiaffi da tutti.
L'aspetto demenziale è che tra governi e popoli non ci sia la volontà di cercare una strada che non implichi il trovarsi a scegliere una strada obbligata tra queste due illustrate.
Oggi posso essere contento perché gli islandesi hanno dato una scoppola in faccia a quella maledetta della Von der Leyen, ma il mio gongolare termina quando penso che - come l'UK - l'Islanda, scegliendo di affrancarsi definitivamente dall'UE, ha implicitamente accettato di diventare servi ancor più scodinzolante del padrone.
 
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