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Il vescovo che proteggeva i nazisti
di Emma Buonvino
Alois Hudal è una figura davvero importante e molto controversa quando si parla dei rapporti tra alcuni ambienti cattolici, il nazismo e la fuga dei criminali nazisti dopo la Seconda guerra mondiale.
Chi era Alois Hudal ?
Alois Hudal (1885–1963) era un sacerdote e vescovo austriaco. Dal 1923 fu rettore del Collegio e della chiesa di Santa Maria dell'Anima, a Roma, istituzione legata alla comunità cattolica di lingua tedesca. Nel 1933 fu nominato vescovo titolare di Ela. Gli stessi archivi vaticani lo identificano in questi ruoli.
La parte più controversa della sua storia riguarda però la sua posizione ideologica.
Hudal non fu semplicemente un ecclesiastico che cercò di mantenere rapporti diplomatici con la Germania. Era profondamente convinto della necessità di un avvicinamento tra cristianesimo e nazionalismo tedesco e vedeva il comunismo come una minaccia enorme per l'Europa.
Durante gli anni del nazismo sviluppò una posizione molto ambigua: criticava alcuni aspetti del regime, ma allo stesso tempo nutriva una forte simpatia per il nazionalismo tedesco e per l'anticomunismo.
Il punto più oscuro: il dopoguerra.
Ed è qui che Hudal diventa particolarmente interessante.
Dopo il 1945, utilizzò i suoi contatti e la sua posizione a Roma per aiutare alcuni criminali di guerra nazisti e collaborazionisti a sottrarsi alla giustizia, favorendone la fuga soprattutto verso il Sud America.
Queste vie di fuga sono diventate note con il termine “ratlines”, le cosiddette rat lines.
Tra le persone che Hudal aiutò vi furono criminali nazisti di grande importanza, tra cui Franz Stangl, comandante dei campi di sterminio di Sobibór e Treblinka, e Gustav Wagner, vicecomandante di Sobibór.
Un caso particolarmente noto è quello di Franz Stangl: Hudal gli fornì assistenza e documenti che contribuirono alla sua fuga in Siria e successivamente in Brasile.
Ma attenzione a una cosa importante.
Qui bisogna distinguere Hudal dalla Santa Sede nel suo complesso.
È documentato che Hudal agì personalmente per aiutare diversi nazisti. Questo non significa automaticamente che ogni operazione fosse stata ordinata dal Vaticano o dal papa.
È proprio su questo punto che la questione storica diventa molto delicata.
Gli archivi vaticani oggi sono molto più accessibili rispetto al passato. La Santa Sede ha infatti messo online una grande quantità di documentazione dell'Archivio Storico relativa al pontificato di Pio XII, compresa la serie archivistica riguardante gli ebrei; le prime 119 posizioni furono pubblicate nel 2022 e il materiale fu completato nel 2023.
E gli stessi documenti vaticani mostrano che Hudal era una figura conosciuta all'interno degli ambienti della Curia romana: compare infatti nella documentazione ufficiale della Segreteria di Stato già durante la guerra.
La cosa che trovo più inquietante.
Hudal arrivò addirittura a giustificare pubblicamente la propria attività dopo la guerra.
Nelle sue memorie sostenne di aver aiutato gli uomini del regime perché, secondo la sua visione, la Germania aveva combattuto una guerra contro il bolscevismo e molti tedeschi erano diventati vittime della vendetta dei vincitori.
Quindi non si trattava semplicemente di “aiutare dei poveracci a scappare”.
Hudal era convinto che alcuni di quegli uomini meritassero protezione.
Ed è questo che rende la sua figura così significativa per capire il clima politico-ideologico dell'Europa del dopoguerra.
La «ratline» di Roma.
Dopo la caduta del Terzo Reich, tra il 1945 e i primi anni Cinquanta si svilupparono diverse reti di fuga attraverso le quali nazisti, collaborazionisti e alcuni criminali di guerra riuscirono a lasciare l'Europa. La destinazione finale era spesso l'America Latina, soprattutto l'Argentina. Treccani stima che attraverso questi canali siano passati circa cinquanta criminali di guerra nazisti, centinaia di funzionari e militari tedeschi e migliaia di collaborazionisti.
Roma divenne uno dei nodi fondamentali.
E qui compare Alois Hudal.
1. Come funzionava il sistema
La situazione del dopoguerra era caotica: milioni di profughi si spostavano attraverso l'Europa, i controlli erano spesso insufficienti e ottenere nuovi documenti era relativamente facile attraverso organizzazioni di assistenza ai rifugiati.
Hudal disponeva di contatti, strutture religiose e accesso a persone che potevano procurare documenti e visti.
La sua posizione al Collegio di Santa Maria dell'Anima gli dava inoltre un punto d'appoggio estremamente importante a Roma. La storiografia concorda sul fatto che Hudal aiutò concretamente alcuni fuggitivi; il punto controverso è quanto fosse estesa la rete e quanto coinvolgesse direttamente le autorità superiori della Santa Sede.
2. Il caso Franz Stangl
Questo è probabilmente il caso più impressionante.
Franz Stangl era stato comandante dei campi di sterminio di Sobibór e Treblinka.
Dopo la guerra venne arrestato dagli americani, ma riuscì a fuggire e arrivò a Roma.
Secondo la testimonianza raccolta dalla storica Gitta Sereny, Stangl cercò proprio Hudal, sapendo che il vescovo aiutava tedeschi in difficoltà.
Hudal gli procurò assistenza, alloggio e documenti e contribuì a organizzare la sua partenza verso la Siria. Da lì Stangl riuscì successivamente ad arrivare in Brasile.
Questa parte della vicenda è particolarmente importante perché non parliamo semplicemente di una teoria sulla ratline: esistono testimonianze e documentazioni che collegano direttamente Hudal alla fuga di Stangl.
3. E c'era un'altra rete: Krunoslav Draganović
Qui la storia diventa ancora più interessante.
Parallelamente alla rete tedesca collegata a Hudal, a Roma operava una rete legata al sacerdote croato Krunoslav Draganović.
Il suo punto di riferimento era il Pontificio Collegio Croato di San Girolamo.
Draganović aiutò numerosi collaborazionisti croati, compresi esponenti del regime ustascia.
Quindi è più corretto parlare di diverse reti interconnesse, piuttosto che immaginare una singola organizzazione centralizzata chiamata "Ratline".
Uno studio accademico dedicato proprio a Hudal sottolinea infatti che la sua figura è stata spesso trasformata nella rappresentazione di un'unica gigantesca "rete vaticana", mentre la realtà storica era più articolata.
La domanda più delicata: Pio XII sapeva?
Ed eccoci alla questione più controversa.
Bisogna fare una distinzione fondamentale:
è documentato che Hudal aiutò dei criminali nazisti.
È molto più difficile dimostrare che Pio XII avesse personalmente ordinato quelle fughe.
Le due cose non sono equivalenti.
La storiografia è divisa proprio su questo punto.
Alcuni studiosi hanno sostenuto che l'aiuto fornito da ecclesiastici come Hudal e Draganović fosse inserito in una più ampia politica anticomunista della Chiesa.
Altri ritengono invece che non esistano prove sufficienti per affermare che Pio XII dirigesse o autorizzasse personalmente una politica di fuga dei criminali nazisti.
Uno studio accademico su Hudal osserva proprio che la sua successiva fama di "figura centrale" della ratline deriva in parte da interpretazioni storiografiche molto forti e che i documenti di Hudal mostrano una realtà più complessa.
5. Però c'è un particolare che trovo importantissimo
Hudal non era un semplice prete che improvvisamente, nel 1945, decise di aiutare dei tedeschi.
La sua ideologia precedente alla fine della guerra è fondamentale per capire il suo comportamento.
Era un fortissimo anticomunista e riteneva che il nazismo tedesco potesse costituire, nonostante le sue deviazioni, una barriera contro il bolscevismo.
Questo spiega molto meglio perché, dopo il 1945, potesse considerare alcuni tedeschi non come criminali da consegnare alla giustizia ma come persone perseguitate dal nuovo ordine politico europeo.
Ed è una delle cose più inquietanti della vicenda.
Non necessariamente pensava:
"Sto aiutando dei criminali."
Pensava, nella sua visione ideologica:
"Sto proteggendo tedeschi che vengono perseguitati perché hanno perso la guerra contro il comunismo."
Questa mentalità è documentata nella ricostruzione della sua attività e del suo pensiero.
E qui arriva il paradosso storico.
La stessa persona che durante la guerra poteva essere utilizzata come intermediario del Vaticano con le autorità tedesche a Roma, divenne dopo la guerra uno degli uomini più importanti nell'assistenza ai fuggitivi nazisti.
Ma c'è un'altra cosa da non perdere di vista:
le reti di fuga non erano esclusivamente cattoliche.
C'erano anche funzionari internazionali, organizzazioni per i rifugiati, falsificatori di documenti, autorità latinoamericane interessate ad accogliere europei e, in alcuni casi, atteggiamenti molto permissivi delle autorità occidentali perché il nuovo nemico era diventato l'Unione Sovietica.
Quindi il quadro è molto più grande della sola Chiesa.
E c'è un'altra storia ancora più sconvolgente.
Tra i personaggi coinvolti nelle vicende delle ratline c'è Walter Rauff, uno degli uomini delle SS legati alla progettazione dei famigerati camion a gas, utilizzati per uccidere persone attraverso i gas di scarico.
E poi ci sono Alois Brunner, collaboratore diretto di Eichmann, e altri criminali ricercati.
La domanda diventa quindi:
come riuscirono uomini responsabili dello sterminio di migliaia di persone a passare da Roma, ottenere documenti, imbarcarsi e sparire dall'Europa?
È una storia che merita di essere ricostruita passo per passo, perché lì si vede davvero come funzionava la macchina delle ratline: chi procurava i documenti, quali conventi e istituzioni venivano utilizzati, come arrivavano in Argentina, chi li aspettava e perché, nel clima della Guerra fredda, alcuni governi occidentali chiusero gli occhi.
Fonti principali: Vaticano, Treccani
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