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Chi riceve e poi salva
di
Soumaila Diawara
Quando chi ha ricevuto aiuto sceglie di aiutare gli altri.
Ci sono storie che meritano di essere raccontate perché ci ricordano che l’umanità non ha nazionalità.
Si chiama Condé Mamady, ha 20 anni ed è accolto nel progetto SAI di Cassino. È arrivato in Italia in cerca di protezione, sicurezza e di una possibilità per costruirsi un futuro.
Lunedì 24 agosto, mentre era al lavoro, ha sentito il boato di una terribile esplosione che ha devastato una palazzina a Cassino. Davanti a quella scena avrebbe potuto aspettare l’arrivo dei soccorsi. Invece ha scelto di intervenire.
Insieme a un collega ha attraversato i binari della ferrovia ed è entrato nell’edificio per aiutare le persone ferite, prima ancora che arrivassero i soccorritori.
Ed è proprio questo che colpisce della sua storia: Mamady è arrivato a Cassino perché aveva bisogno di aiuto. Quel giorno, però, è stato lui ad aiutare gli altri.
Perché chi riceve una mano non è destinato a restare per sempre nella posizione di chi ha bisogno. A volte quella stessa mano può diventare quella che salva qualcun altro.
Chi ha bisogno di aiuto deve essere aiutato, sempre, soprattutto quando si tratta di salvare una vita. Non importa da dove veniamo, quale sia il nostro passaporto, il colore della nostra pelle o quale sia la nostra storia.
Ogni vita conta. Ogni vita merita di essere protetta. Ogni vita ha il diritto di essere salvata.
Grazie, Mamady, per averci ricordato con un gesto concreto che cosa significa essere umani.
Un pensiero alle due persone rimaste gravemente ferite nell’esplosione e alle loro famiglie. A loro va tutta la nostra vicinanza e la speranza che possano superare questo momento così drammatico.
 
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