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Russia: tutti vogliono la guerra ma combattuta dagli altri
di
Francesco Dall'Aglio *
Di Feo ci informa che si alza la tensione, naturalmente all'improvviso e senza motivo alcuno perché si sa che Putin è pazzo, vuole ricostruire l'Unione Sovietica (o l'impero, non si sa, difficile capire, è pazzo).
Ovviamente non c'entra nulla, ad esempio, la cintura di dementi che va, più o meno, dal circolo polare artico al corridoio di Suwałki, costituita da un gruppo di piccole (Finlandia, ovviamente non mi riferisco all'estensione territoriale) e microscopiche nazioni (Estonia, Lettonia, Lituania, e mi riferisco anche all'estensione territoriale), quattro nani che in base a una serie di traumi storici, frustrazioni etno-nazionaliste e deliri da ubriachi sta attivamente spingendo la NATO e l'Unione Europea, associazioni di cui tutte e quattro fanno parte, a una guerra con la Russia.
La cosa incontra il favore di altri paesi, tipo la Gran Bretagna (altra manica di psicopatici, diciamocelo) che può mandare avanti loro e non comparire come la principale istigatrice, cosa che è.
Possiamo poi ragionare se dietro la Gran Bretagna ci siano gli USA (un posto, ricordiamolo, dove a scuola bisogna dire che l'evoluzionismo è una delle tante teorie che spiegano il passato delle specie che popolano il nostro pianeta, e dove c'è gente, in posizioni di potere e di comando, oltre che miliardaria, che è convinta che tra poco a Megiddo si combatterà per davvero la battaglia tra Satana e Gesù), ma questa cosa al momento non ci interessa: anzi, possiamo credere che sia l'Europa a comportarsi nei confronti degli USA come i quattro nani si comportano con lei. Non ci interessa, non siamo il loro analista.
Tornando ai quattro nani, la cosa stupefacente di questo atteggiamento è che il loro potenziale militare e demografico è prossimo allo zero (tanto che al momento la sicurezza aerea dei tre più piccoli, ad esempio, è interamente affidata agli altri paesi NATO).
La guerra che desiderano non verrebbe combattuta da loro, ma dagli altri membri di entrambe le associazioni di cui questi quattro paesi fanno parte: ovvero, sostanzialmente, da noi, dai francesi, dai tedeschi, dagli inglesi e dai polacchi, e magari anche dagli americani.
Finita la guerra, e finita ovviamente con una vittoria non essendo computabile alcun altro esito, queste quattro nazioni potranno finalmente compensare il loro trauma occupando la Carelia o qualche stagno nell'oblast di Pskov, e ottenere finalmente la certificazione che il boršč è in realtà un piatto lettone.
Dovesse invece finire male, loro naturalmente non c'entrano niente: hanno solo parlato, magari hanno esagerato un po' ma si faceva tanto per dire, non è colpa loro se poi i polacchi si sono messi a sparare.
È un gioco buffo e divertente che stanno facendo tutti: EU e USA dicono che loro non c'entrano niente, sono gli ucraini che sparano; se le cose vanno come sognano i quattro nani (e la Gran Bretagna) loro non c'entrano niente, sono gli ucraini, i polacchi e i tedeschi che sparano; se le cose vanno come sognano gli americani sono l'Ucraina e gli europei che sparano, loro non c'entrano niente; e se le cose, alla fine, vanno come sognano l'Ucraina e gli europei, saranno gli americani a sparare, loro non c'entrano niente.
Insomma tutti sognano che si incominci a sparare ma che ci pensi qualcun altro per poi passare all'incasso.
E all'improvviso, in qualche prestigioso think-tank di Washington o di Bruxelles, a qualcuno (magari assunto da poco e non ancora del tutto e irrimediabilmente scemo) è venuta in mente un'idea curiosa: e che succede se invece a sparare cominciano quegli altri?
* Esperto di lingue e culture dell'Europa Orientale, Componente del Comitato Scientifio dell'Ossrvatorio
 
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