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28 agosto 2026
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L'addio a Noemi
di Clara Statello

Chiesa semivuota per i funerali di Noemi Impellizzeri, la giovane donna trovata morta a Riposto il 23 agosto, in circostanze ancora da chiarire. Forse per il caldo, forse per l'orario, la comunità ha disertato la cerimonia di commiato, svoltasi giovedì 26 agosto alle 16.30 presso la basilica di San Pietro, chiesa madre di Riposto.

Non era presente neanche il sindaco o altre istituzioni. Non era certo d'obbligo, ma sarebbe stato un forte segnale di vicinanza, sensibilità e solidarietà.

Presenti, in quantità esagerata, giornalisti. Ciurme di cameraman e scribacchini, squali in cerca di scoop, agenti della TV dell'emozione, pronti a tutto per trasformare un atroce lutto in un prodotto mediatico da consumare durante un tè o un pettegolezzo con la vicina.

In Chiesa la famiglia, gli amici, gente umile e affranta. Particolarmente belle le parole del sacerdote Marco Catalano. Nella sua omelia ha esaltato il sentimento di umanità, pietà, carità e vitalità, andato del tutto perduto nella società post-ideologica, dove i modelli non sono i santi o i partigiani, ma influencer e altri idioti con gli scarabocchi in faccia.

Il prete ha mostrato una inusuale apertura culturale, mischiando la riflessione laica alla dottrina. Dall' altare ha citato un passaggio di Tolstoj: "se provo dolore sono vivo, se provo dolore per il mio prossimo sono umano".

Ha citato anche una poesia di Alda Merini sull'amore e un inno alla vita di un filosofo cristiano a me ignoto. Da atea, ho molto apprezzato. In fondo non è molto diverso dal messaggio di De Andrè o Vittorio Arrigoni.

Tuttavia, non credo che questi concetti siano bastati a consolare i familiari.

Alla fine della funzione, un uomo anziano ha letto sull'altare una bellissima poesia scritta dalla sorellina di Noemi. Lei era lì accanto, sembrava piccolissima, una ragazzina affranta, ma non riusciva a leggere. Forse per l'emozione, forse per il dolore.

Era un breve poema in rima baciata, con parole leggere e delicate, scritte con il cuore. E la consapevolezza che non avrebbe più rivisto i lineamenti della sorella, né sentito la sua voce. Consapevole della lontananza definitiva e inconsolabile.

A conclusione, la bara bianca ricolma di fiori è stata portata in mezzo alla piazza. I familiari e amici hanno fatto esplodere dei fuochi d'artificio.

Nessuna usanza funerea prevedere lo scoppio di botti o petardi. Al contrario, secondo le credenze, i fuochi tengono lontani e scacciano i morti. Ma loro conoscevano questo modo per dare l'ultimo solenne saluto alla congiunta.

E mentre i petardi esplodevano, liberando scintille e pezzettini di carta luccicante, gruppi di palloncini bianchi venivano rilasciati in cielo per accompagnare simbolicamente l'anima nel suo percorso.

È stato un momento molto emozionante, in cui l'identità di una popolazione ha preso il sopravvento sulla solennità della cerimonia.

Io non conoscevo Noemi. Sono andata perché mi sembrava la cosa più corretta da fare, essere presente al funerale di una ragazza che molto probabilmente è stata uccisa in modo orrendo.

Perché penso che davanti a fatti del genere, essere presente significhi rompere l'omertà, metterci la faccia, prendere pubblicamente una posizione. Perché viviamo in un posto in cui i violenti, gli assassini godono della copertura della comunità, addirittura di altre donne. Che sono le prime a rivittimizzare le vittime di violenza o di femminicidio.

E così, qui a Giarre e Riposto, dal 2019 ci sono stati tre femminicidi orribili, per non parlare delle aggressioni che sono all'ordine del giorno. Quello di Noemi potrebbe essere il quarto caso.

La comunità dovrebbe reagire, anziché inaugurate inutili panchine rosse, a favore dell' autoreferenziale propaganda di sindaci e istituzioni. Non servono neanche a pulirsi la coscienza.

Adesso spero che un rispettoso silenzio cali sulla vicenda, già oggetto di speculazione da parte di pescecani in cerca di tragedie. Finché le indagini non faranno il loro corso.

Solidarietà alla famiglia di Noemi, ai figli e agli amici.


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