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Piccole vittime di mafia
di Pino Maniaci
Quel 27 agosto 1987 faceva troppo caldo per stare chiusi a casa e i piccoli Giuseppe Cutruneo, di otto anni, e Rosario Montalto, di undici anni, erano scesi in strada per giocare insieme.
Ad un certo punto sentirono dei rumori, pensarono ai soliti mortaretti, cercarono di vedere cosa stava accadendo ma non fecero in tempo a capirlo: si trovarono nel bel mezzo di uno scontro a fuoco tra mafiosi e furono travolti in pieno da una scarica di proiettili.
Giuseppe morì sul colpo, Rosario su un letto d'ospedale dopo cinquantasei ore di sofferenza: le pallottole gli avevano spappolato i polmoni, il fegato e l'intestino.
Per una tragica fatalità, un'ora prima di quella sparatoria, sua madre era deceduta a causa di un ictus ma il piccolo Rosario non lo sapeva ancora.
Provate per un attimo a mettervi nei panni di queste due famiglie. Completamente devastate dal dolore. E tutto per colpa di un regolamento di conti tra boss. Inaccettabile, oggi come allora.
Sembra di vederlo, Antonino, mentre cerca di prendere in braccio il corpo del fratellino Giuseppe, completamente ricoperto di sangue. Due giorni prima aveva compiuto otto anni e gli era stato regalato il suo primo orologio, che mostrava orgogliosamente a tutti.
Rosario, invece, era il quarto di cinque figli: sognava di costruirsi un futuro in Germania, come stava facendo suo fratello Salvatore, di ventuno anni, che proprio tre giorni prima era partito per andare a lavorare in un'impresa tedesca.
Erano due bambini pieni di vita. La mafia spezzò per sempre ogni loro speranza. Oggi, probabilmente, non leggerete questa storia altrove. Non spegniamo la memoria.
 
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