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Fuffologi
di Elisa Fontana
Il circo mediatico-politico di questo disgraziato Paese ci sta regalando un tormentone veramente indigeribile e oltremodo ridicolo.
Mentre il mondo si avvoltola in guerre, genocidi, carestie, violenze di ogni tipo, mentre l’Italia stessa non si sente granchè bene, stretta fra una crisi economia e una energetica che erodono pian piano il poco che ancora resiste, sono mesi che sui quotidiani e nel dialogo politico un argomento assurge a dignità di dibattito e di titoli sui giornali: la longevità del governo di Giorgia Meloni e della segreteria del PD di Elly Schlein.
Nella mia estrema ingenuità pensavo che questo argomento sarebbe durato il tempo che meritano le sciocchezze certificate, cioè un nanosecondo. E, invece, a garantire la mia stoltezza non solo l’argomento è all’ordine del giorno, se Repubblica ancora oggi pubblica un articolo per magnificare le magnifiche sorti e progressive della longevità politica di Meloni e di Schlein. Ma Repubblica, ovviamente, non è il solo media che santifica l’occasione, sono mesi, appunto che se ne parla ovunque.
Ora, so benissimo di essere un vecchio attrezzo lasciato sulla battigia dal fluire continuo della Storia, ma una domanda molesta e irriverente mi sgorga spontanea alla lettura di questi mirabolanti record: e quindi?
Certo, fa piacere che un personaggio politico possa sbandierare come cosa positiva la stabilità del suo governo o della sua segreteria di partito. A chi potrebbe piacere l’instabilità? Ma l’innalzare sull’altare e deificare la stabilità in quanto tale è solo un miserabile giochetto per nascondere la vera domanda: stabili certamente, ma per fare cosa?
Perché se tu hai usato il record di longevità del tuo governo per svecchiare il Paese, dotarlo di alcune riforme fondamentali, restituire le spiagge ai cittadini, dare a chiunque la possibilità di comprarsi un taxi, difendere l’economia dai rapaci fondi speculativi, snellire la burocrazia, difendere la sanità pubblica e allora i quattro anni di longevità sono stati ben spesi, festeggiamo tutti e ci auguriamo che si continui su questa strada.
E parimenti se tu hai usato la longevità a capo del tuo partito non dico per rifondarlo, ma sicuramente per sfrondarlo di tanti supposti padri nobili, di cacicchi detentori di ragguardevoli pacchetti di voti, della inesistenza territoriale del partito se non per gruppi di potere tanto potenti quanto politicamente inconsistenti. Se tu avessi dato la linea al partito, come si diceva in un’epoca ormai perduta, bene saremmo tutti qui a festeggiare e ad augurarci di andare avanti così, per sentire poi anche la tua idea di Paese.
Ecco, ma siccome credo sia agevole vedere che nessuna di queste cose è stata raggiunta in entrambi i casi in esame avrei una domanda da fare a tutto il circo politico-mediatico: ma esattamente cosa stiamo festeggiando?
Come al solito, come accade sempre più spesso abbiamo preso una parola, l’abbiamo svuotata di senso e l’abbiamo riempita di tutt’altro.
Se la stabilità politica è quell’insieme di condizioni che permettono ad un governo o ad una segretaria di partito di portare avanti il proprio programma e la propria azione politica senza scosse o sussulti negativi, temo che si sia svuotata una parola dal suo normale significato per sostituirla con un altro. Perché stare 4 anni al governo o tre anni nella segreteria di un partito senza portare a casa sostanzialmente nulla non è stabilità, è immobilismo e difesa dello status quo.
E se questo per la politica odierna è del tutto normale, dovrebbe esserlo meno per i mass media che si prestano a queste miserabili operazioni, invece di chiedere alla politica “ma di preciso, cosa c’è da festeggiare?”. Che fine miseranda per gli indegni nipotini di Montanelli, Biagi, Bocca e Fallaci. E, in quota parte, anche per noi che siamo qui a discutere di fuffa.
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