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Amira Hass: maggioranza israeliani desidera quello che accade a Gaza
di Edoardo Morello
Ieri sera, tardissimo, due minuti e mezzo prima della pubblicità: Amira Hass su IN ONDA (La7).
Non l'ho riconosciuta subito. Il collegamento aveva quella qualità che si vede solo da certe zone, la stessa di ogni diretta da un posto dove la banda non arriva o non deve arrivare bene: grigio, sgranato, un primo piano deformato dall'ottica scadente di una webcam che fa quello che può.
Nessuna luce studiata, nessuna nitidezza professionale. Il volto di Amira Hass ricostruito a blocchi, come tutte le facce che arrivano da un fronte.
Magra, provata, la faccia di chi non dorme da un pezzo, e su quel disturbo del segnale ancora più scavata.
Trentacinque anni a vivere nei territori occupati, unica giornalista israeliana a farlo, editorialista di Haaretz.com.
La voce però è la stessa di sempre: piatta, spietata, senza bisogno di alzarsi perché ha smesso da tempo di sperare che il tono convinca chi il fatto non vuole vederlo.
Ha detto poche cose in pochi minuti.
In sostanza: la società israeliana, la maggioranza, non subisce quello che accade a Gaza e in Cisgiordania. Lo sostiene. In certi casi lo desidera.
Non una guerra tra eguali, la logica antica del forte che decide la fine del debole. Vista mille volte nella storia. Vista ora, qui, nel nostro stesso mare.
Ecco perché quando scrivo cerco le fonti spesso da Haaretz: non perché sia "di parte", ma perché è il giornale che pubblica Hass, l'unico posto dove Israele si guarda allo specchio senza filtro di propaganda.
Giornalismo fatto da dentro, a rischio proprio, non dal briefing dell'esercito con la piscina dell'hotel a Gerusalemme Ovest.
Stamattina ho controllato la pagina di InOnda. Niente, ancora. Nessuna clip di quell'intervento, ma c'è la puntata intera, se volete la trovate, come ho fatto io.
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