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Morto il pittore della Palestina Sliman Mansour
di Marilina Mazzaferro
E' deceduto ieri l'artista palestinese Sliman Mansour con alle spalle 50 anni di carriera.
Tra i fondatori del movimento artistico palestinese contemporaneo, Mansour ha posto al centro della sua opera la terra, il popolo, il patrimonio e la memoria collettiva della Palestina.
Il suo dipinto del 1973, *Il cammello delle sofferenze* (The Camel of Hardships) – che ritrae un anziano palestinese mentre trasporta Gerusalemme sulle spalle – è diventato un'immagine iconica dello sradicamento e della tenacia del popolo palestinese.
Durante la Prima Intifada, Mansour contribuì a fondare il movimento "New Vision": gli artisti aderenti boicottavano i materiali artistici di provenienza israeliana, preferendo utilizzare risorse palestinesi come argilla, legno, cuoio e pigmenti naturali.
Mansour considerava l'arte un mezzo per "restituire umanità" ai palestinesi; nel 2024 aveva dichiarato: "Nella mia arte non c'è alcun messaggio d'odio. C'è solo bellezza e amore".
Mansour ha lasciato un'eredità artistica che ha contribuito a definire il linguaggio visivo dell'identità, della memoria e della resistenza palestinese per oltre mezzo secolo.
"È stato scritto l'ultimo capitolo", ha dichiarato la famiglia di Mansour annunciandone la scomparsa. "Con il cuore colmo di un dolore indicibile, comunichiamo che il nostro amato padre è venuto a mancare".
"Al mondo lascia una vita ricca di bellezza e memoria, oltre a un'eredità che continuerà a vivere attraverso tutte le persone che ha toccato", ha aggiunto la famiglia.
Mansour – pittore, scultore, scrittore e vignettista – era nato a Birzeit, vicino a Ramallah, nel 1947. È stato una figura fondamentale dell'arte visiva palestinese contemporanea, realizzando centinaia di opere che hanno documentato il legame dei palestinesi con la propria terra, nonché le tematiche dello sradicamento, dell'occupazione e del patrimonio culturale.
I suoi dipinti ritraevano spesso Gerusalemme, ulivi, agrumeti, villaggi palestinesi, ricami tradizionali e figure umane le cui vite incarnavano l'esperienza palestinese.
Per Mansour, la Palestina non era semplicemente lo scenario geografico della sua opera; la terra stessa figurava tra i suoi soggetti principali.
"Tutti si contendono la terra, e la terra è la mia fonte d'ispirazione principale", dichiarò Mansour all'agenzia di stampa Anadolu in un'intervista del 2024.
Il suo linguaggio visivo attingeva ampiamente alla vita quotidiana e al patrimonio culturale palestinese: contadini al lavoro, uomini e donne anziani, case tradizionali, ulivi, abiti ricamati e il paesaggio stesso.
Le donne palestinesi occupavano un posto di rilievo nella sua opera, ritratte come contadine, madri, nonne, intellettuali e figure della resistenza.
Tuttavia, Mansour traeva ispirazione anche da un retaggio artistico ben più vasto, incorporando influenze dell'arte cananea, faraonica e assira, accanto alle tradizioni arabe e islamiche, alla calligrafia e agli elementi decorativi.
Il risultato fu un linguaggio artistico inequivocabilmente radicato nella Palestina, capace però di comunicare temi quali l'esilio, l'espropriazione, la resistenza e il senso di appartenenza a un pubblico ben oltre i confini della terra d'origine.
Nessuna immagine è stata associata a Mansour più strettamente de *Il cammello delle sofferenze* (The Camel of Hardships), opera realizzata per la prima volta nel 1973.
Il dipinto ritrae un anziano palestinese curvo sotto il peso di Gerusalemme, che trasporta sulle spalle.
Case, luoghi di culto e la città stessa si ergono sopra l'anziano, che fatica a reggerne il peso.
L'immagine finì per simboleggiare un popolo palestinese che porta con sé la propria patria attraverso l'occupazione e lo sfollamento, diventando una delle opere più riconoscibili dell'arte palestinese moderna.
Il suo significato andava ben oltre le gallerie d'arte. Riprodotta su manifesti, pubblicazioni e spazi culturali palestinesi, l'immagine è entrata a far parte della memoria visiva collettiva della Palestina, trasformando il fardello portato da un singolo anziano nella rappresentazione del legame di un intero popolo con la propria terra.
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