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Missili ipersonici sgretolano basi della supremazia militare USA
di Giacomo Gabellini
Secondo quanto riportato dal «Washington Post», l’amministrazione Trump starebbe pianificando di ridimensionare la presenza militare statunitense in Asia occidentale, e perfino di non ricostruire alcune delle basi distrutte o danneggiate dai missili e droni iraniani.
In attesa che questa rivelazione trovi riscontro, il governo Usa a corto di munizioni e riserve strategiche di petrolio ha imposto misure economiche e militari atte a isolare completamente l’Iran, che secondo il segretario al Tesoro Bessent condurranno al crollo della Repubblica Islamica.
Il segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano, generale Mohsen Rezaei, ha tuttavia dichiarato che «se la guerra economica continuerà, nemmeno una goccia di petrolio sarà esportata né attraverso lo stretto di Hormuz, né da qualsiasi altra parte del Golfo Persico».
L’Iran, per di più, «considererà qualsiasi partecipazione o sostegno da parte di un qualsiasi Paese alla guerra economica degli Stati Uniti contro il popolo iraniano come un atto di aggressione».
Un messaggio inequivocabile, diretto in primis verso i Paesi arabi del Golfo in generale e l’Arabia Saudita in particolare, mostratasi peraltro particolarmente vulnerabile alle iniziative militari degli Houthi.
Sul fronte russo-ucraino, il presidente Zelensky ha dichiarato che il governo di Kiev si aspetta che l’Unione Europea fornisca 30 miliardi di euro necessari a rafforzare il dispositivo militare ucraino, in una fase in cui il Ministero della Difesa accusa una voragine nel proprio bilancio pari a 27 miliardi di dollari.
Soltanto il pagamento degli stipendi dei soltati e il risarcimento a beneficio delle famiglie dei militari caduti, ha avvertito Zelensky, assorbono circa 20 miliardi.
D’altro canto, recenti inchieste del «Sunday Times» e della «Bbc» hanno documentato l’impiego di droni di fabbricazione britannica negli attacchi ucraini che hanno colpito obiettivi nelle profondità della Russia.
Il ministro degli Esteri Lavrov ha reagito rivendicando «il diritto della Russia di qualificare il coinvolgimento della Gran Bretagna negli attacchi contro in nostro territorio come partecipazione a una guerra, con tutte le conseguenze che ne deriveranno».
Dopodiché, Mosca ha deciso di non nominare il successore di Andreij Kelin, ambasciatore russo a Londra che ha lasciato l’incarico dopo più di sette anni di servizio.
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