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Vannacci non è provocazione ma progetto politico
di Soumaila Diawara
Se quanto emerge dal programma di Futuro Nazionale è confermato, quello di Vannacci non è più il semplice repertorio di provocazioni di un ex generale in cerca di consenso.
È un progetto politico che mette in discussione diritti, libertà individuali e pluralismo.
Limitare l’accesso all’aborto, riportare le associazioni antiabortiste nei consultori, cancellare le unioni civili, impedire le adozioni alle famiglie che non rientrano nel modello “padre e madre”, colpire le persone LGBT+, introdurre un’impostazione militare nella scuola e immaginare una presenza sempre più massiccia dell’esercito nelle strade: tutto questo racconta una precisa idea di società.
Una società più autoritaria, più disciplinata, più omologata e molto meno libera.
Vannacci può chiamarla come vuole. Può vestirla di patriottismo, famiglia tradizionale, ordine e sicurezza. Ma dietro questa retorica c’è un’idea profondamente regressiva dell’Italia, nella quale lo Stato pretende di decidere sui corpi, sulle famiglie, sull’educazione e perfino sulla rappresentazione delle persone in televisione.
Il problema, quindi, non è soltanto Vannacci. Il problema è che queste idee stanno cercando di trasformarsi in programma politico e trovano consenso.
Per questo non vanno liquidate come semplici provocazioni.
Vanno combattute nel confronto democratico, con la forza delle idee, dei diritti e della Costituzione.
Perché difendere la libertà significa anche impedire che qualcuno possa trasformare la propria ossessione ideologica nel futuro di un intero Paese.
 
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