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La7: il terribile dramma di essere contraddetti
di Edoardo Morello
Gaia Tortora dice che La7 è diventata la voce dell’opposizione. Mentana vuole una rete che possa essere vista da tutti. Traduzione: una televisione dove il governo entra, parla, saluta e nessuno rovina l’atmosfera con una domanda.
Ormai funziona così. Se un ministro viene contraddetto, la rete è schierata. Se un giornalista chiede conto di una bugia, è fazioso. Se un ospite non si alza in piedi davanti alla maggioranza, La7 è diventata TeleKabul. Il pluralismo, secondo questa teoria, consiste nel far parlare la destra mentre gli altri annuiscono.
Peccato che i numeri dicano altro. Nel febbraio 2026 Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia hanno avuto nei programmi di La7 circa 16 ore e 28 minuti di parola. PD, AVS e Movimento 5 Stelle circa 17 ore e 17 minuti. Meno di cinquanta minuti di differenza in un mese.
In più, quasi cinque ore per la presidente del Consiglio, i ministri e i sottosegretari. Dati Agcom, non del circolo Karl Marx.
La destra non è stata cacciata da La7. Sta negli studi, parla, interrompe, protesta, torna la settimana successiva. Il problema è che davanti trova qualcuno che risponde. Ed evidentemente questo viene vissuto come una forma di persecuzione.
#Tortora aggiunge che basta dire “qualcosa di diverso” per essere bollati come fascisti. Qualcosa di diverso cosa? Detto da chi? In quale trasmissione? Nessun esempio. Solo la formula comoda di questi anni: pronuncio una bestialità, la chiamo opinione diversa e, se qualcuno la definisce per quello che è, denuncio la censura.
#Mentana invece vuole una La7 “per tutti”. Una rete privata senza identità, senza spigoli, senza una voce riconoscibile. Praticamente un corridoio d’albergo con il televisore acceso e il volume basso.
La famosa comfort zone, intanto, ha portato La7 al 5,8 per cento in prima serata, davanti a Rai3 e Rete4. Gli spettatori sembrano apprezzare una rete che non somiglia alle altre. Ma Mentana e Tortora vogliono salvarla dal successo.
Il sospetto è più semplice. Mentana non è più il centro attorno al quale gira tutta La7. La rete ha costruito altri programmi, altri volti e altre identità. Quello che viene presentato come un problema di pluralismo somiglia molto a un problema di centralità personale.
Non stanno chiedendo una La7 più aperta. Stanno chiedendo una La7 più addomesticata.
A La7 possono parlare tutti. La cosa che non sopportano è che tutti possano rispondere.
𝐷𝑎𝑡𝑖: 𝐴𝑔𝑐𝑜𝑚, 𝑚𝑜𝑛𝑖𝑡𝑜𝑟𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜 𝑑𝑒𝑙 𝑝𝑙𝑢𝑟𝑎𝑙𝑖𝑠𝑚𝑜 𝑡𝑒𝑙𝑒𝑣𝑖𝑠𝑖𝑣𝑜, 𝑓𝑒𝑏𝑏𝑟𝑎𝑖𝑜 2026
 
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