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Israele bandisce politici svedesi e giornalisti stranieri
di Gabriella Mira Marq
Israele impedirà l'ingresso nel Paese a due eurodeputati svedesi a causa di quella che il Ministero degli Esteri ha definito "attività anti-israeliana", secondo quanto dichiarato dal dicastero stesso domenica.
Stando alla nota ufficiale, il Ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha chiesto all'Autorità per la popolazione e l'immigrazione di negare l'ingresso a Jonas Sjöstedt e Hanna Gedin, entrambi esponenti del Partito della Sinistra svedese, in virtù della cosiddetta Legge sull'ingresso in Israele.
I due parlamentari, il cui arrivo in Israele era previsto per la serata di domenica, avevano programmato una visita in Cisgiordania.
L'ufficio di Sa’ar ha affermato che Sjöstedt e Gedin hanno "agito costantemente contro Israele" negli ultimi anni, anche "chiedendo l'avvio di procedimenti legali internazionali contro cittadini israeliani".
Il ministro ha inoltre accusato i due parlamentari di diffondere presunte "false accuse" contro Israele, tra cui quelle di genocidio e di aver deliberatamente affamato la popolazione di Gaza, oltre ad aver preso di mira intenzionalmente bambini e personale sanitario.
Israele ha limitato sempre più l'ingresso di funzionari, giornalisti e attivisti stranieri intenzionati a visitare la Cisgiordania occupata; una politica che ha suscitato critiche da parte di diplomatici internazionali e organizzazioni per i diritti umani.
Tali misure, che secondo le autorità israeliane sono giustificate dalle leggi sulla sicurezza nazionale e sull'immigrazione, hanno colpito parlamentari europei, legislatori statunitensi, giornalisti e volontari umanitari.
I critici sostengono che le restrizioni rientrino in un tentativo più ampio di limitare il controllo internazionale sulle politiche oppressive israeliane in Cisgiordania e di scoraggiare la presenza straniera nelle comunità palestinesi.
Nel luglio 2026, il deputato statunitense Ro Khanna ha riferito di essere stato trattenuto brevemente dalle forze israeliane e da coloni illegali mentre visitava un villaggio palestinese in Cisgiordania.
Khanna ha raccontato di essere stato bloccato e impossibilitato a lasciare l'area finché non ha contattato l'ambasciata statunitense, affermando: "Se anche un deputato americano può subire un trattamento simile, immaginate quale sia la realtà quotidiana per i palestinesi comuni, privi di tali tutele".
L'esercito israeliano ha negato di averlo trattenuto, affermando che i soldati erano intervenuti per disperdere i coloni.
Le autorità israeliane hanno anche negato l'ingresso a intere delegazioni. Nell'agosto 2026, un gruppo di 13 cittadini statunitensi, in viaggio con il Sabeel Ecumenical Liberation Theology Center per visitare alcuni luoghi della Cisgiordania, è stato interrogato alla frontiera.
A nove di loro era stato inizialmente concesso il visto, poi revocato, mentre ad altri quattro è stato negato fin da subito. Il direttore di Sabeel, Omar Haramy, ha dichiarato che "mai prima d'ora era stato negato l'ingresso a un'intera delegazione", aggiungendo che "è il tipo di trattamento che ci si aspetterebbe entrando in Iran, Iraq o Corea del Nord".
Secondo l'organizzazione, la delegazione aveva programmato di visitare comunità palestinesi e progetti umanitari in Cisgiordania.
Anche i giornalisti hanno subito restrizioni simili. Nel giugno 2026, le autorità israeliane hanno espulso la giornalista francese Alice Froussard al suo arrivo all'aeroporto Ben Gurion, revocandole il visto per la stampa senza fornire una spiegazione formale.
Il ministro israeliano Amichai Chikli ha celebrato pubblicamente la sua espulsione, accusandola di sostenere Hamas.
La Foreign Press Association ha condannato il provvedimento, sottolineando che "non è il primo caso in cui il governo israeliano decide che la copertura giornalistica è 'di parte'".
L'associazione ha inoltre chiesto alle autorità israeliane di fornire criteri chiari per la concessione e la revoca degli accrediti stampa ai corrispondenti esteri.
La polizia israeliana ha anche istituito un dipartimento speciale per monitorare i giornalisti stranieri. Secondo quanto riportato dai media, a un giornalista freelance italiano è stato revocato il visto per aver fornito quella che le autorità hanno definito una "copertura di parte su Israele".
Il dipartimento esaminerebbe il lavoro dei giornalisti stranieri raccomandando provvedimenti sui visti nei confronti di coloro che, a suo giudizio, riferiscono le notizie in modo sfavorevole alle politiche israeliane. I sostenitori della libertà di stampa hanno espresso preoccupazione per il fatto che tale dipartimento di monitoraggio operi senza linee guida trasparenti né supervisione giudiziaria.
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