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24 agosto 2026
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La guerra nella mente
di Rossella Ahmad

Puntuale, mi giunge il ricordo di due anni fa. Nel frattempo, gli "ostaggi" sono tornati alle famiglie, ma l'angolo di paradiso nel quale mi trovo anche oggi è ancora macchiato dalla presenza quasi sempre in incognito di colonialisti travestiti da viaggiatori.

I due passaporti tornano sempre utili.

Nelle carceri dell'occupazione continuano a languire oltre mille nativi palestinesi e la striscia che non striscia è stata ridotta ad un carcere sempre più esiguo, circondato da pile di cadaveri.

Tommy ha ripreso il fucile.

"La scritta mi appare da lontano. Troppo tardi per potersi fermare. Qui le curve sono al cardiopalma e bisogna sapere in anticipo quando e come fermarsi. Ci ripasserò domani, penso.

Ci ripasso in effetti. Qualche manina santa ha aggiunto altro alla frase compiuta scritta in precedenza. Sulla strada del ritorno, nel tardo pomeriggio, la seconda scritta è stata cancellata da perentori segni di nero. Quindi fotografo. Adesso sì.

È una guerra che si combatte anche nella mente della gente. Vince chi persevera, chi è più motivato. E non c'è dubbio su chi lo sia.

Nell'intermezzo tra i due momenti, strade bordate di ciuffi di salvia ed origano si inerpicano per la montagna e mi portano direttamente al mio piccolo spicchio di paradiso. Pace e silenzio quasi assoluti, nessuna voce fastidiosa a distogliermi dal sogno.

Sul terriccio rosso che delimita una piccola distesa di sassi bianchi come la spuma del mare, qualcuno ha scritto con le pietre: Bring Tommy Home. In caratteri enormi, tali da occupare quasi tutto lo spazio a disposizione. Ho ragione di credere che qualche cittadino dello stato fake bazzichi nell'area, il che non sarebbe una sorpresa. Essendogli ormai precluso il Medioriente, molti si riversano qui.

Raccolgo i sassi più bianchi e sfolgoranti nella mia borsa a tracolla, trovo un piccolo spazio nei residui di terra lasciati dagli accentratori per eccellenza, e dipingo la scritta che infiamma i cuori del mondo civile. Piccola, tra una Y ed una H gigantesche. Ma accecante nella sua grazia. Un uccello marino plana con levità sulle acque, afferra qualcosa nel suo becco stretto ed affusolato, corre via, per consumare il suo pasto al riparo da occhi indiscreti, i miei.

Metafora , anzi simbolo, della immutabile legge di natura secondo cui il forte ed il grande fagocita il piccolo ed il debole. Noi umani, esseri superiori, razionali e pensanti, abbiamo finto di darci delle regole. Abbiamo deliberato che i deboli non siano destinati a soccombere, poiché una legge superiore lo impedisce.

Frottole. Lo stato di natura imperversa anche tra gli umani. Mai così evidente come oggi: faccio quel che mi pare e se si ribelli ti frantumo il collo sotto i cingoli di un carro armato.

Non si chiama stato di natura, ovviamente. Utilizza i metodi della mafia: ricatto, violenza allo stato puro, prevaricazione, ingiustizia, denaro sonante.

E si chiama imperialismo, colonialismo, israele". [Agosto 2024]

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