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Guerre in Iran e in Ucraina smontano la globalizzazione
di Giacomo Gabellini
Lo scorso 16 agosto, Marjorie Taylor Greene, ex rappresentante repubblicana della Georgia, ha affermato che sono in corso riunioni strategiche di alto livello incentrate sul possibile impiego di armi nucleari contro l’Iran.
Più specificamente, sostiene la Greene, l’amministrazione Trump starebbe valutando l’ipotesi di abbassare la soglia per l’utilizzo di armi nucleari, a dispetto delle reiterate dichiarazioni di vittoria del presidente Trump e delle vere e proprie “sparate” sul controllo dello Stretto di Hormuz.
Il 13 agosto, il segretario al Tesoro Bessent ha per di più annunciato nuove misure economiche mirate allo strangolamento dell’Iran. Provvedimenti, ha specificato Bessent, «mai visti nella storia dei tentativi di isolamento economico di un Paese».
Il segretario alla Guerra Hegseth, invece, ha affermato che gli Stati Uniti sono pronti a mantenere un blocco navale dell’Iran a tempo indeterminato, proprio mentre scoppiava il caso della portaerei Lincoln, finita al centro di uno scandalo di portata internazionale per via delle condizioni di vita insostenibili imposte all’equipaggio.
Parallelamente, il senatore democratico della Virginia Mark Warner ha dichiarato a «Politico» di aver trovato solidi riscontri riguardo all’intensificazione della condivisione di informazioni di intelligence a beneficio dell’Ucraina da parte dell’amministrazione Trump, rivelatasi fondamentale per porre Kiev nelle condizioni di condurre attacchi a lungo raggio particolarmente efficaci contro obiettivi all’interno della Russia.
Per il ministro dell’Energia Shmyhal’, la guerra finirà in autunno perché i droni ucraini continueranno a prendere di mira le raffinerie in tutta la Russia fino a smantellarne completamente il sistema energetico. In questo contesto, sostiene Shmyhal’, la Russia si ritroverà sullo stesso piano dell’Ucraina.
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