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23 agosto 2026
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Social Mask
di Andrea Battantier

L'algoritmo del rancore: Siamo stati addestrati alla dopamina della rabbia, il crack del XXI secolo.

Elon Musk, l'uomo che ha comprato Twitter per "salvare la libertà di parola", l'ha trasformato in un algoritmo che premia l'odio.

Una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas) ci dice quello che in molti sapevamo: l'algoritmo di X non ci mostra ciò che vogliamo vedere, ma ciò che ci farà arrabbiare (e questo assunto potrebbe essere valido anche per altri social).

La rabbia genera commenti, e i commenti generano engagement, e l'engagement genera soldi. È un circolo vizioso perfetto, un mulino che macina indignazione e sputa profitti.

Si parte dalla teoria dei valori di Schwartz: "tolleranza", " apertura al cambiamento", “comprensione, benevolenza, ma il risultato è che il social ci serve robaccia ogni mattina, e noi la mangiamo con discutibile gusto.

I democratici in America sarebbero i più fessi: contestano attivamente i post che odiano, e così facendo danno da mangiare alla macchina.

Scrive Nikita Bier, ex capo prodotto: "Abbiamo aggiornato l'algoritmo, riducendo l'importanza dei commenti". Ovvero: "Abbiamo spento il fuoco dopo che la casa è bruciata, ma tranquilli, il gas è ancora aperto".

Non è un problema tecnico, è un problema antropologico. Siamo stati addestrati alla dopamina della rabbia, il crack del XXI secolo.

Musk è solo lo spacciatore di turno, con i suoi razzi e i suoi meme. Il genio che vuole colonizzare Marte ma intanto gestisce un social trasformandolo in un Colosseo.

Il miliardario ha capito che la polarizzazione è il business model definitivo: più ci odiamo, più lui guadagna. La sua astronave per Marte è pagata con le nostre liti nei commenti.

E noi cosa facciamo? Continuiamo a nutrirlo? Ogni commento indignato, ogni quote tweet furioso, ogni cuoricino spezzato è un click che arricchisce il padrone.

Non vogliono solo cambiarci le opinioni: vogliono che non ne abbiamo più. Un popolo arrabbiato è un popolo che non pensa.

* Psicologo, Componente del Comitato Tecnico-Giuridico dell'Osservatorio


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