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I sommersi e i salvati
di Goffredo D'Antona
Quando lessi tanti anni fa quel saggio magnifico ma soffocante che è “ I Sommersi e i salvati “ di Primo Levi un termine mi colpì "Schadenfreude". Mai sentito prima.
Gioia maligna significa, la soddisfazione delle disgrazie altrui.
Quando lessi quel termine pensai che fosse una cosa limitata, quasi un termine creato ad hoc nella Germania dei campi di sterminio, e comunque relegato ad una piccola parte dell’umanità.
Mi sbagliavo. E di tanto.
Puoi essere un migrante affogato nel Mare nero della notte, o disidrato dal sole bruciante di una speranza vana, puoi essere un ragazzo che scivola da uno scoglio, o che cade da una moto, puoi essere un detenuto che si impicca in un carcere senza speranza di vite sbagliate.
Arrivano questi parassiti emotivi, questi vampiri di lacrime a mettere all’indice Persone, Storie, che neanche conoscono.
Additano le madri, additano i rapiti dalla vita nel fiore degli anni.
Non sanno cosa sia il Silenzio, il rispetto del Dolore.
Si ergono a giudici, sanno tutto. Hanno visto tutto. Ci cibano dei loro se l'è cercata dei loro ben gli sta, si cibano di (pericolosi per il karma) ai miei figli non capiterebbe, e peggio ancora.
Guardo i loro profili social, qualcuno ha la Madonna, qualcuno ha i propri figli, tanti hanno cani o gatti.
Ma al di la di queste immagini, datate o che sono i primi a non capirne il valore, intuisci che conducono vite squallide e (perdonatemi la rabbia) inutili.
Il Baratro prossimo venturo.
 
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