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04 agosto 2026
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Strage Italucus - 4 agosto 1974
di Santina Sconza *

La strage dell'Italicus fu un attentato terroristico neofascista compiuto nella notte tra il 3 e il 4 agosto 1974 sul treno Italicus, mentre transitava presso San Benedetto Val di Sambro, in provincia di Bologna. Nell'attentato furono uccise 12 persone e ne furono ferite 48.

L'attentato si colloca nella fase finale della strategia stragista portata avanti dall'estrema destra, con l'intento di destabilizzare il Paese e favorire un intervento dei militari.

Sergio Calore, nell'interrogatorio del 28 maggio 1985 al giudice istruttore di Bologna, riferisce che Paolo Signorelli nell'autunno '73 gli aveva parlato di un colpo di Stato che avrebbe dovuto aver luogo nella primavera-estate '74 con l'appoggio di ufficiali «nazionalsocialisti di stanza nel nord-est».

Nel 2004 la figlia di Aldo Moro afferma che il padre all'epoca ministro degli esteri, si sarebbe dovuto trovare a bordo del treno, ma lo perse in quanto, pochi minuti prima della partenza, venne raggiunto da alcuni funzionari del Ministero che lo fecero scendere per firmare alcuni documenti.

L' ordigno doveva esplodere mentre il treno attraversava la Grande galleria dell'Appennino, nei pressi di San Benedetto Val di Sambro. Durante la corsa tra Firenze e Bologna, tuttavia, il treno recuperò tre dei minuti di ritardo accumulati nelle tratte precedenti, pertanto la bomba esplose sì all'interno della galleria, ma in un tratto a soli 50 metri dall'uscita.

Quei 3 minuti salvarono la vita a quasi tutte le persone che viaggiavano sul treno, sarebbe stata una strage di centinaia e centinaia di vittime.

L'esplosione fece sollevare il tetto della quinta carrozza, che poi cadde frantumandosi in migliaia di schegge, mentre le lamiere si deformavano per la temperatura altissima dell'incendio che divampava.

Italo Bono, autore del volantino che rivendicava l'attentato a firma Ordine Nero e delle telefonate anonime al Resto del Carlino viene individuato dalle forze dell'ordine la sera del 5 agosto. Bono, legato agli ambienti di estrema destra di Bologna, fu considerato poco attendibile per i suoi problemi psichici. Le indagini su Bono e su gli estremisti a lui collegati non danno esiti, potendo tutti disporre di un alibi.

Come in ogni strage fascista l'ideatore è sempre Licio Gelli: «... la loggia P2 che svolse opera di istigazione agli attentati e di finanziamento nei confronti dei gruppi della destra extraparlamentare toscana, quindi gravemente coinvolta nella strage dell'Italicus e può considerarsene anzi addirittura responsabile in termini non giudiziari ma storico-politici quale essenziale retroterra economico, organizzativo e morale..".

Risulteranno iscritti alla P2 il generale dei CC Luigi Bittoni, l'ammiraglio Gino Birindelli, il capitano Corrado Terranova, il colonnello dei CC di Arezzo Domenico Tuminello, il pm di Arezzo Mario Marsili, Federigo Mannucci Benincasa. Così come i vertici dei servizi segreti del periodo i generali Vito Miceli e Gianadelio Maletti.

Gli estremisti neri risulteranno in contatto con Licio Gelli o la P2, come da testimonianze di ex estremisti Marco Affatigato, Vincenzo Vinciguerra, Giovanni Gallastroni, Andrea Brogi, dell'ufficiale di polizia Sergio Baldini, di Aurelio Fianchini e come avrebbe ammesso lo stesso Franci in un confronto con Massimo Batani, l'8 settembre 1976.

La prima istruttoria si conclude (è il 1º agosto 1980 giorno precedente la strage alla stazione di Bologna con il rinvio a giudizio quali esecutori materiali della strage.

Mario Tuti impiegato comunale di Empoli, viene accusato di aver fornito l'esplosivo. Luciano Franci, carrellista in servizio nella notte tra il 3 e 4 agosto 1974 presso la stazione di Santa Maria Novella di Firenze ed indiziato di aver fatto da palo.

Piero Malentacchi che avrebbe costruito e piazzato la bomba.

Margherita Luddi per detenzione di armi, Emanuele Bartoli, Maurizio Barbieri e Rodolfo Poli per ricostituzione del partito fascista e Francesco Sgrò per calunnia.

Il 18 dicembre 1986 il presidente della Corte d'assise d'appello di Bologna Pellegrino Iannaccone annulla due delle assoluzioni del processo di primo grado, condannando i due imputati Mario Tuti e Luciano Franci alla pena dell'ergastolo come esecutori della strage.

Assolto il terzo imputato Piero Malentacchi, così come è stata confermata l'assoluzione per Margherita Luddi. Confermata la condanna ad un anno e cinque mesi di carcere per Francesco Sgrò accusato di calunnia.

Nella sentenza il giudice Iannacone scrive: «È notorio che il 1974 fu caratterizzato dal referendum popolare sul divorzio, preceduto da una campagna elettorale aspra e radicalizzata che contrappose in modo netto due schieramenti. In primavera, nel momento di maggiore tensione, iniziò una serie di attentati terroristici, via via sempre più gravi, rivendicati da Ordine Nero.
In Toscana, il 21 aprile, si ebbe l'attentato di Vaiano, primo attacco alla linea Ferroviaria Firenze-Bologna. Seguì a Brescia la gravissima strage di Piazza della Loggia, poi a Pian del Rascino la sparatoria cui perse la vita Giancarlo Esposti, il quale – secondo quanto Sergio Calore avrebbe appreso dal Signorelli, dal Concutelli e dal Fachini era in procinto di recarsi a Roma per attentare alla vita del presidente della Repubblica, colpendolo spettacolarmente a fucilate durante la parata del 2 giugno.
Può pensarsi che ognuno di questi fatti fosse fine a se stesso? Gli elementi raccolti consentono di dare una risposta decisamente negativa. Gli attentati erano tutti in funzione di un colpo di Stato previsto per la primavera-estate ‘74, con l'intervento «normalizzatore» di militari in una situazione di tensione portata ai grandi estremi. E valga il vero.»

Il 16 dicembre 1987 il giudice Corrado Carnevale annulla la precedente sentenza della Corte d'assise d'appello di Bologna accogliendo le richieste del sostituto procuratore generale Antonino Scopelliti.

Il 4 aprile 1991 Tuti e Franci vengono assolti dalla Corte d'appello di Bologna; tali assoluzioni sono definitivamente confermate dalla Corte di Cassazione il 24 marzo 1992.

Con una direttiva del 22 aprile 2014, tutti i fascicoli su questa strage non sono più coperti dal segreto di Stato e sono perciò liberamente consultabili da tutti.

In tale materiale vengono trovati elementi di indagine non sviluppati e mai conosciuti dai magistrati inquirenti.

Le Brigate Rosse furono debellate perché fu la Cgil che denunciò i terroristi, fu il PCI, i movimenti di sinistra che allontanarono i violenti dai cortei e dalle organizzazioni e appoggiarono la ricerca della verità.

Le stragi fasciste sono state sempre coperte da pezzi dello stato, da servizi segreti deviati, dal segretario del MSI Giorgio Almirante e dai neofascisti, anche da alcuni che governano oggi.

* Coordinatrice Commissione Mafia e Antimafia dell'Osservatorio


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