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10 luglio 2026
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I grandi classici
di Elisa Fontana

Abbiamo sorriso tutti quando, nel suo discorso del 4 luglio scorso per i 250 anni degli USA, Trump ha evocato il pericolo comunista, onnipresente e incombente. La solita baracconata, magari in salsa anti Mandami, abbiamo pensato tutti, le solite follie trumpiane.

Ma si sta delineando uno schema tutt’altro che estemporaneo e oltremodo inquietante che vorrebbe riportarci indietro nei decenni, quando gli USA si distinsero per quella moderna caccia alle streghe che fu il maccartismo e che tante vittime fece sul suo vergognoso cammino. Se seguiamo le tracce, vediamo una notizia di quasi un anno fa, quando Trump con un ordine esecutivo metteva “Antifa” nella black list dei gruppi “anti americani, anti cristiani e anticapitalisti” e la indicava come “organizzazione terroristica interna”.

Ora, se un investigatore volesse affannarsi a perquisire la sede di Antifa si affannerebbe a vuoto, perché non esiste nessuna organizzazione con questo nome. Ma esiste la precisa volontà di far passare chi si professa antifascista come un terrorista, nemico degli USA, della religione cristiana (gli altri possono elegantemente andare a quel paese) e soprattutto della vera religione di questa marmaglia, il capitalismo.

Anche le scritte sui muri, atti eventualmente di normale vandalismo, sono considerate come terrorismo e fate attenzione su quello che postate sui social che potrebbe valere un’accusa di terrorismo. Pertanto, nessuna meraviglia, anzi lo svolgersi di un chiaro piano politico, se il segretario di Stato Rubio ha invitato i ministri di 60 paesi ad un summit dedicato “alla rinascita del terrorismo di estrema sinistra”.

Dunque, si esce dai confini di casa e si pone il problema del terrorismo di estrema sinistra come pericolo globale a cui va data una risposta globale. Serve quindi una chiamata alle armi per coordinare globalmente una risposta alla gravissima minaccia partorita dalla mente del solito Maga che non sa come fare per trovare sempre nuovi argomenti che possano distrarre l’opinione pubblica dai disastri interni soprattutto economici. E noi in Italia con il governo Meloni in quanto ad armi di distrazione di massa conosciamo bene la materia.

Intanto si registra l’attivismo sfrenato della sottosegretaria Sarah Rogers, soprattutto con gli esponenti di AFD che le fanno la lista della spesa, le indicano i gruppi “terroristici” di estrema sinistra e le persone coinvolte. Ad insindacabile giudizio dei nazisti tedeschi, ovviamente.

E il Washington Post cita fonti che avrebbero rivelato come nel mese scorso siano partiti da Washington cablogrammi verso numerose ambasciate, fra cui ovviamente anche l’Italia, in cui si chiedevano informazioni su gruppi di estrema sinistra. Insomma, tutto questo fervore antiterrorismo è sfociato in questo futuro summit globale al quale sono stati invitati 60 Paesi, fra cui l’Italia, fra quelli considerati come Paesi alleati.

A quanto pare non è che l’invito abbia suscitato l’entusiasmo generale tanto da mandare ministri o ambasciatori di alto livello, ma si sa che gli inviti di Trump sono come le proposte di don Vito Corleone, difficile rifiutare. Vedremo come si comporterà l’Italia. Intanto possiamo solo monitorare questa ennesima rete lanciata da Trump, volta a bloccare un fantomatico terrorismo di sinistra che altro non sarebbe che qualunque manifestazione di dissenso al suo delirio imperiale e fascista.

Qualunque avversario politico interno oserà osteggiarlo politicamente sarà facile preda della repressione antiterroristica, chiunque si opporrà alle sue politiche sarà un comunista violento, anti americano e anarchico.

E, naturalmente, questo schema è talmente allettante e attraente da proporlo ad altri 60 Paesi, nella comune lotta al comunismo che è diventato un evergreen, non esiste praticamente più, ma è così comodo per i propri sogni da zar.

* Coordinatrice Commissione Politica e Questione morale dell'Osservatorio


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