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Satnam Singh lasciato dissanguare: condannato a 16 anni datore di lavoro
di Pierpaolo Minardi
La Corte d’Assise di Latina ha condannato a 16 anni di carcere Antonello Lovato, datore di lavoro di Satnam Singh, l'operaio di 31 anni cui una macchina aveva tranciato il braccio e che morì dissanguato il 17 giugno di due anni fa, perché non era stato prontamente soccorso.
Il suo datore di lavoro, che lo impiegava in nero in un'azienda agricola dell'Agro Pontino, non chiamò l'ambulanza ma lo caricò su un furgone scaricandolo davanti a casa, insieme ad una cassetta con il braccio dentro.
L’accusa aveva chiesto 22 anni, con la procuratrice aggiunta di Latina Luigia Spinelli che ha commentato "Quella di Satnam è la morte di un uomo che si poteva salvare, una vita che non si è spezzata all’improvviso, ma lentamente".
La Corte ha applicato le attenuanti generiche ma, oltre al carcere, a Lovato sono stati comminati interdizione perpetua dai pubblici uffici, interdizione legale durante l'esecuzione della pena e condanna al risarcimento dei danni alle parti civili, con provvisionali immediatamente esecutive fino a 120000 euro.
Molti si chiedono se non sia troppo poco per chi ha realizzato questi atti odiosi nei confronti di un essere umano sfruttato e poi abbandonato senza assistenza una volta divenuto inutilizzabile.
"Torna alla mente la proposta di prevedere la fattispecie di omicidio sul lavoro, nata dopo la morte di Luana D'Orazio e supportata dalla madre della giovane, fattispecie che in questo caso apparirebbe perfettamente applicabile" commenta il presidente dell'Osservatorio sulla legalità e sui diritti Rita Guma.
"Purtroppo questo governo fin dal primo giorno ha dichiarato di non voler creare ostacoli agli imprenditori e lo ha dimostrato con vari scelte normative, quindi non è certo quello adatto a aumentare i controlli contro il caporalato e lo sfruttamento dei lavoratori, migranti o meno che siano", conclude Guma.
 
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